‘Noi terroni stiamo morendo di tumore’: denuncia shock di Alice Mafrica

By | 5 aprile 2018

alice-mafrica-terroni-tumoriLa 31enne Alice Mafrica ha voluto ha analizzare un po’ la situazione del suo Sud e il quadro che è uscito dall’esame è orribile. Il Sud Italia è colmo di ospedali imperfetti. E poi mancano le strutture specializzate per curare certe malattie e il personale competente. Senza contare il peso delle mafie, che poggiano i loro tentacoli anche sulla sanità. Nel Sud Italia, dice la Mafrica, è aumentato vertiginosamente il numero dei tumori. Anche lei è stata colpita da una neoplasia, decidendo di recarsi al Nord per curarsi. Il post della 31enne di Melito di Porto Salvo ha ricevuto migliaia di commenti e condivisioni. Era prevedibile, a giudicare dal tema toccato.

Il post su Facebook di Alice

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Alice è calabrese ed ha postato quel messaggio su Facebook non tanto per denigrare la sua terra, anzi per stimolare, per promuovere progetti nuovi, piani efficaci per migliorare la vita delle persone che vivono in Calabria e, più in generale, nel Sud Italia. La Mafrica aveva lasciato la sua Calabria per andare a studiare al Nord, dove ha scoperto di essere malata di tumore al seno.

“A casa mia mancavano le porte, ma non la dignità. ‘Studia e vatindi!’. Così ho fatto. Via, subito, università e poi lavoro e indipendenza. Intanto in Calabria gli ospedali diventavano mostri, i malati tumorali aumentavano in maniera esponenziale, il diritto alla salute veniva mortificato. Io li ho visti i miei amici, i miei vicini di casa ammalarsi e combattere. Li ho visti andare via”, recita il post di Alice.

Curarsi al Nord

Andarsi a curare al Nord non dovrebbe essere la prassi, secondo la 31enne calabrese. La gente del Sud deve essere aiutata, deve avere a disposizione strutture sanitarie efficienti. “Noi perdiamo la nostra dignità. Abbiamo voglia di dire: ‘Guardateci, siamo qua! Anche noi ci meritiamo un finanziamento, anche noi ci meritiamo di fare chemioterapia a casa nostra’”, dice Alice nel corso di un’intervista all’Huffington Post.

La scoperta del tumore

La 31enne ha raccontato anche la sua ‘fuga’ dal Sud e la scoperta del tumore: “Da Melito di Porto Salvo, punto più a sud della penisola, mi sono trasferita a Roma per studiare medicina. Mi sono laureata e ho vinto la specializzazione a Genova in ‘Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva e del dolore’. Tra agosto e settembre 2017, mentre ero in vacanza dalla mia famiglia, ho notato, tramite l’autopalpazione, un nodulo al seno: subito ho iniziato a fare una serie di controlli, ecografie. Una volta accertata la presenza di un carcinoma mammario sono tornata a Genova, mi sono operata e ho iniziato i cicli di chemioterapia”.

Alice ha affermato di aver scelto di curarsi al Nord “perché studiavo e lavoravo lì… come molti altri miei conterranei, preferisco affidarmi alla qualità e alla competenza degli ospedali del nord Italia. Di esperienza, a livello di malattie in famiglia, ne ho tanta: in dieci anni ho visto mio padre ammalarsi di leucemia cronica e poi di tumore al colon, mentre mia madre è stata colpita da una forma di linfoma molto particolare, misto. Per l’intervento al colon di mio padre ci siamo rivolti a Roma, mentre per quanto riguarda l’oncoematologia siamo rimasti a Reggio Calabria perché il reparto lì è molto buono. Ma il problema è che l’ospedale è allo sbaraglio, i tempi di attesa sono lunghissimi, il bacino di utenza è troppo ampio e l’organizzazione è carente. Anche a livello di strutture, non c’è paragone con la situazione che ho trovato al Nord: non c’è aria condizionata in estate, non c’è riscaldamento, le sedie sembrano improvvisate. Quando si ha a che fare con un malato oncologico, inoltre, si dovrebbe avere più cura del normale, farlo sentire accolto: nella sala d’attesa in cui entro quando vado a fare chemioterapia a Genova ho una libreria e questa piccola attenzione mi fa sentire a casa, mi fa sentire meglio. Ho un protocollo da seguire, di farmaci da prendere per evitare gli effetti della chemio, la nausea, il vomito: mia madre, invece, non è stata seguita nell’iter post terapia e sono dovuta entrare in gioco io, informarmi, procurarle i farmaci adatti a superare gli effetti collaterali. Sono piccole cose, ma fanno la differenza”.

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