Oltraggio alla memoria del giudice Livatino, stele deturpata

By | 19 luglio 2017

Stele Rosario Livatino deturpata ad AgrigentoAncora in Italia deve cambiare la mentalità di tanta gente, e se non cambia quella difficilmente questa nazione raggiungerà grandi obiettivi. Nelle ultime ore è stata oltraggiata la memoria di un altro martire della mafia, ovvero il ‘giudice ragazzino’ Rosario Livatino, ucciso nel 1990. La stele realizzata in sua memoria, ad Agrigento, è stata danneggiata. Il gesto vile è stato compiuto dopo qualche giorno dal deturpamento del busto in memoria del giudice Giovanni Falcone, in una scuola del quartiere Zen di Palermo. Erano stati proprio i genitori del giudice Rosario Livatino a voler erigere quella stele nel punto dove il figlio venne assassinato dai mafiosi, il 21 settembre 1990. A denunciare il vile danneggiamento è stato un operaio che si trovava nei paraggi. Secondo quanto hanno riferito i responsabili delle associazioni ‘TECNOPOLIS’ e ‘Amici del Giudice Rosario Livatino’, che da anni promuovono eventi in memoria del giovane magistrato vittima della mafia, la lapide è stata danneggiata con un oggetto appuntito. E’ stata rovinata la scritta ‘A Rosario Livatino…’.

Aperta un’inchiesta sul danneggiamento della stele

Davanti a un’azione così immonda, le associazioni ‘Amici del Giudice Rosario Livatino’ e ‘TECNOPOLIS’ hanno subito sporto una denuncia. La Procura ha avviato un’inchiesta per identificare i responsabili di un’azione spregevole, che fa male a tutti gli ‘affamati’ di giustizia, libertà e pace. I referenti delle due associazioni hanno dichiarato: ‘E’ un fatto gravissimo che è stato scoperto proprio alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di via D’Amelio. Se qualcuno pensa di intimorirci sbaglia. L’esempio di Rosario Livatino andrà avanti, anche se evidentemente disturba qualcuno’. Affranto per quello che è stato fatto alla stele in memoria del giudice Livatino anche il premier Gentiloni, che ha scritto su Twitter: ‘Onore alla memoria oltraggiata del giudice Livatino. Italia unita alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio’.

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Gli investigatori attualmente non escludono nessuna ipotesi. Il procuratore di Agrigento, Patronaggio, ha parlato di azione ‘inquietante’ dietro cui c’è, probabilmente, la ‘mano mafiosa’. Il pensiero, le parole, le azioni di Rosario Livatino non piacciono a chi, di recente, ha offeso la sua memoria con un gesto inclassificabile. Chi ha commesso un’azione del genere probabilmente è contrario a valori importanti come democrazia, pace, libertà e onestà, valori su cui il magistrato Livatino fondò la sua vita e la sua professione. Sono passati 27 anni dalla morte del giovane magistrato ma il suo ricordo è ancora vivo. Rosario uscì di casa come sempre, di mattina, per recarsi al lavoro, nel suo studio presso il tribunale d’Agrigento. Non appena entrato in macchina gli si avvicinarono alcuni ragazzi armati. Rosario ebbe solo il tempo di dire ‘che vi ho fatto?’; poi venne raggiunto da una raffica di proiettili.

Uno dei killer di Livatino ha chiesto perdono

Tra i killer del magistrato di Agrigento vi fu Domenico Pace, che da anni sta scontando l’ergastolo nel carcere di Sulmona. Adesso Pace chiede perdono e, tempo fa, aveva scritto anche all’associazione ‘Amici del Giudice Rosario Livatino’. Riportiamo un passo della lettera con cui il sicario reclama indulgenza: ‘Se lo farete vi guarderò con gli occhi pieni di gratitudine, perché mi avete liberato dal resto del peso… La fede mi aiuta a sperare che il giudice Rosario Livatino mi abbia perdonato’. La lunga missiva era stata letta anche dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che aveva chiosato: ‘Se dopo aver fatto del male, dopo aver ucciso un uomo, si sente il bisogno di chiedere perdono per quel gesto così violento e crudele, quella richiesta di perdono non può che dare gioia nel constatare che dopo il male ci si possa rialzare. Ovviamente la giustizia umana fa il suo corso, ma la giustizia di Dio segue altri sentieri’.

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