Omicidio Serena Mollicone: carabiniere indagato per favoreggiamento

By | 13 dicembre 2017

Delitto Mollicone carabiniereC’è un nuovo indagato, il quinto, per l’omicidio di Serena Mollicone, la ragazza di Arce (Frosinone) trovata senza vita oltre 16 anni fa. L’indagato è un carabiniere che attualmente lavora in un’altra provincia del Lazio. Per lui l’accusa è di favoreggiamento. Il carabiniere era già finito nel mirino degli inquirenti all’inizio dell’inchiesta; poi le indagini si erano concentrate su altri aspetti. Adesso sono tre i carabinieri indagati per la morte di Serena Mollicone. Un caso che presenta ancora tanti punti da chiarire.

Serena Mollicone: il nome del killer non si conosce

I principali indagati per la morte di Serena Mollicone sono Franco Mottola (all’epoca comandante della stazione dei carabinieri di Arce), la moglie Anna e il figlio Marco. Tutti sono accusati di omicidio volontario in concorso ed occultamento di cadavere.

Il delitto di Serena Mollicone è uno dei casi giudiziari più difficili e misteriosi degli ultimi anni. Sono passati tanti anni ma ancora non si conosce il nome dell’omicida della studentessa di Arce.

Solo tanti indagati ma nessun condannato. Chi ha ucciso Serena Mollicone? Gli inquirenti hanno seguito ogni pista. A un certo punto avevano creduto che il killer fosse addirittura il padre della ragazza, Guglielmo. Poi, nel mirino degli inquirenti era finito il carrozziere Carmine Belli, assolto dopo 3 gradi di giudizio.

Perché la Mollicone è stata assassinata?

Perché Serena è stata trucidata? Negli ultimi anni sono stati tirati in ballo moventi più o meno verosimili, come droga, messe nere e prostituzione.

La Mollicone venne scoperta in un bosco di Anitrella dopo 36 ore dal suo decesso. Aveva una lesione al sopracciglio sinistro. Secondo il medico legale, non fu quel colpo ad ucciderla ma una busta di plastica in testa. La 18enne morì per soffocamento. Sulla bocca aveva del nastro adesivo.

La relazione del medico legale

Il medico legale, durante l’esame post-mortem sul corpo della Mollicone, si rese conto che quella ferita al sopracciglio era compatibile con un colpo alla porta di un alloggio della caserma dei carabinieri.

Una relazione lunga quella del medico legale, dopo l’autopsia sul cadavere di Serena Mollicone:  250 pagine di informazioni importanti.

L’ipotesi più accreditata sul decesso della 18enne di Arce è quella delle botte in caserma e del successivo soffocamento con la busta di plastica. Ma perché? Difficile scoprirlo in una storia fatta di omertà, silenzio e sviamenti.

Una storia misteriosa quella che vede protagonista Serena Mollicone, una storia connotata da momenti importanti, come l’assoluzione di Carmine Belli e il suicidio del carabiniere della stazione di Arce che indagava sul caso.

Guglielmo Mollicone non ha mai perso le speranze

Il padre di Serena non ha mai perso le speranze e crede che, prima o poi, il nome del killer della figlia venga fuori.

Guglielmo Mollicone ha detto lo scorso mese riguardo all’attività degli investigatori: ‘Stanno facendo quello che avevo chiesto 16 anni fa’.

Si attende dunque il nome della persona che, 16 anni fa, trucidò la studentessa di Arce e ne occultò il cadavere.

Presunta aggressione in caserma

Nel dossier della perita, finito agli atti, è stato indicato che Serena Mollicone venne presa a pugni con veemenza nella caserma dei carabinieri e perse i sensi. Chi la picchiò la credette morta e, dopo averle messo del nastro adesivo sulla bocca, la portò in un bosco e si diede alla fuga.

‘E’ ragionevole pensare che prima di essere coperto dal sacchetto di plastica, il volto sia stato esposto per un periodo di tempo perché le mosche deponessero le uova’, ha dichiarato la perita durante una recente intervista.

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