Pacemaker e defibrillatori difettosi: 2 morti negli Usa

By | 14 novembre 2016

E’ allarme pacemaker e defibrillatori difettosi negli Stati Uniti. In realtà, anche in Italia c’è da preoccuparsi. Sembra che un centinaio di apparecchi realizzati dall’azienda statunitense St. Jude Medical non potrebbero funzionare perfettamente, costituendo così una grave insidia per molti pazienti cardiopatici. Nel Usa sarebbero morte già 2 persone. Tra le avarie segnalate ci sono il corto circuito e il rapido consumo delle batterie.

Venduti 398.740 defibrillatori dal 2015

La St. Jude Medical ha provveduto ad avvertire anche il Ministero della Salute italiano e i reparti cardiochirurgici. Il Ministero ha segnalato il pericolo anche alle Asl. Molti cardiopatici sarebbero in pericolo in quanto dal 2015 il colosso americano ha venduto ben 398.740 micro defibrillatori. Le batterie di tali dispositivi potrebbero esaurirsi anzitempo, creando non pochi problemi alla salute dei pazienti. L’azienda però ha osservato che non è necessario sostituire le batterie degli apparecchi, in quanto un’eventuale sostituzione comporta più rischi di quelli derivanti da un possibile corto circuito. Negli Usa, intanto, sono morte 2 persone, e 37 sono state colpite da sincope. C’è chi, inoltre, ha avvertito una sensazione di mancamento.

Il Ministero della Salute ha diffuso un comunicato relativo alle modalità di gestione dei pazienti. I medici dovrebbero avvertire tutti i pazienti a cui è stato impiantato un dispositivo difettoso, indicandogli come riconoscere un eventuale esaurimento delle batterie. La St. Jude Medical ha divulgato un bollettino di ricerca che permette ai pazienti di scoprire se il proprio apparecchio è tra quelli guasti. Lo scorso mese, Jeff Fecho, un membro dell’azienda americana, ha detto che si sono verificati 2 decessi dovuti al fallimento della terapia di defibrillazione. Il flop è stato conseguenza dell’esaurimento prematuro della batteria. La società ha precisato che gli apparecchi sono stati commercializzati nel 2010 e durano circa 7 anni, ovvero fino all’esaurimento della batteria. Quando la batteria sta per esaurirsi l’apparecchio inizia ad emettere vibrazioni a intervalli regolari. I pazienti, entro 90 giorni, dovranno recarsi dai medici per la sostituzione.

Uno dei pazienti americani sarebbe morto quando l’apparecchio ha iniziato a vibrare, ma prima della sostituzione programmata. Tao Levy, analista della Wedbush Securities, ha detto che il richiamo sarebbe costato probabilmente alla St. Jude non più di qualche milione di dollari. Pochi pazienti, infatti, avranno bisogno di sostituzioni e gli apparecchi venduti recentemente sono più affidabili, con batterie durevoli.

Nuova sindrome da pacemaker in Italia?

Si profila una nuova sindrome da pacemaker in Italia. Già 10 anni fa molti pazienti italiani (3000 circa) vennero invitati a sostituire i loro pacemaker difettosi. Tali apparecchi, prodotti dalla Medtronic Inc di Minneapolis, avevano un difetto che avrebbe potuto causare gravi danni alla salute dei malati di cuore. In sostanza, le pile dei pacemaker si esaurivano in tempi record a causa di un corto circuito. La Medtronic, comunque, assicurò che nessuno, nel mondo, era morto. Una professoressa piemontese conosce bene la vicenda dei pacemaker difettosi della Medtronic perché, 10 anni fa, si è dovuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico per la sostituzione dell’apparecchio. La donna ha ottenuto un risarcimento di 28.000 euro. 3.000 li ha dovuti dare al suo legale.

E’ ancora presto, comunque, per gridare allo scandalo sanitario. Vero è che anche molti cardiopatici italiani, adesso, hanno paura.

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