Pakistano stupra disabile 13enne: libero

By | 20 agosto 2017

Pakistano violenta minorenne disabile: gip revoca domiciliariE’ successo a Reggio Emilia. Un pakistano 21enne, qualche giorno fa, era finito agli arresti domiciliari perché aveva stuprato un disabile 13enne. Adesso, però, il gip Giovanni Ghini ha revocato la misura cautelare. La revoca è stata disposta dopo l’interrogatorio di garanzia, nel corso del quale il richiedente asilo avrebbe riferito che il rapporto col minore sarebbe stato consenziente; insomma, non ci sarebbe stato nessuno stupro per il migrante. La presunta violenza risale allo scorso 10 luglio 2017. Sebbene rimesso in libertà, il pakistano dovrà attenersi ad alcuni prescrizioni stabilite dal giudice, ovvero obbligo di firma, stare lontano dal disabile e obbligo di permanenza in Italia. La decisione del gip è stata contestata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani, che ha annunciato il ricorso al Tribunale del riesame. Perché quel pakistano è stato rimesso in libertà nonostante abbia ammesso di aver avuto un rapporto col 13enne disabile? Se lo stanno domandando in molti.

Carcere eccessivo per il presunto stupratore?

La scelta del gip Giovanni Ghini di revocare la misura cautelare nei confronti di un pakistano che ha probabilmente stuprato un minore disabile è curiosa ed è destinata a suscitare non poche polemiche. Eppure il dottor Ghini è convinto che il carcere o gli arresti domiciliari siano eccessivi per il 21enne pakistano. Il gip ha spiegato così la revoca della misura cautelare: ‘Lo straordinario senso di autodisciplina dimostrato dimostrato dall’indagato, che si è messo da solo agli arresti domiciliari, basta, anche senza la pienissima confessione, a garantire che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure diverse dal carcere’. Il pakistano Akhtar Nabeel, dunque, dovrà solo presentarsi due al giorno nella caserma dei carabinieri e non avvicinarsi al disabile e ai luoghi da lui frequentati.

La scusa di un giro in bici, poi la violenza

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Secondo la ricostruzione dei carabinieri, lo scorso 10 luglio, il pakistano si era avvicinato al 13enne e gli aveva chiesto se voleva fare un giro in bici con lui. Il ragazzino aveva accolto l’invito ed era stato condotto in un luogo appartato, dove si sarebbe consumata la violenza. Il disabile, in lacrime, era subito corso dai genitori, a cui aveva raccontato tutto quello che aveva subito. Le violenze erano state acclarate anche da esami clinici.

Il padre e la madre del disabile si erano recati dall’immigrato per ottenere spiegazioni. Lui, alla vista dei due adulti, invece di scusarsi avrebbe iniziato a redarguire il minore: ‘Ti avevo detto di non dire nulla…’.

Il giudice Pantani ora è sul piede di guerra, vuole che quel pakistano vada in carcere perché ha stuprato, ha violentato un minorenne disabile. Intanto l’avvocato che difende il 21enne, Domenico Noris Bucchi, esulta: ‘Il giudice ha accolto le nostre richieste, siamo soddisfatti’.

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