Arte e cultura

Petra, ipotesi orientamento astronomico

Petra è stata costruita tenendo conto degli allineamenti solstiziali

Petra, ipotesi orientamento astronomico
Negli ultimi anni il connubio tra archeologia e astronomia si sta facendo sempre più stretto e, sulla scia degli studi preistorici, molti importanti monumenti in giro per il globo, appartenenti alle culture più disparate e distanti nel tempo, vengono osservati puntando un occhio verso i cieli ed uno verso la terra.
A questa nuova tendenza non è sfuggito nemmeno il sito archeologico di Petra, in Giordania. Qui durante il solstizio d’inverno è stato osservato come il sole sia filtrato all’interno dell’edificio illuminando precisamente l’altare di una divinità. Proprio in quell’istante, la silhouette della montagna di fronte disegna la testa di un leone, un animale senza ombra di dubbio dalle forti valenze sacre nel mondo orientale. Questi sono i dati cui è pervenuto uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Instituto de Astrofisica de Canarias e CSIC (Spagna), il quale ha mostrato come gli eventi celesti hanno influenzato l’orientamento delle grandi costruzioni dell’ancora sfuggente popolo dei Nabatei.
Il movimento del Sole nei cieli di Petra, sulla scorta delle nuove scoperte, ha determinato in modo chiaro e preciso il modo in cui sono stati costruiti i monumenti di questa e di altre città del popolo dei Nabatei,senza tralasciare i loro palazzi più importanti, i templi, così come pure i loro monumenti sepolcrali.
I primi risultati dell’interessante scoperta sono stati pubblicati sul Nexus Network Journal, tramite un breve articolo intitolato: “Light and Shadows over Petra: Astronomy and Landscape in Nabataean Lands”, che è il frutto di una collaborazione con l’italiano Andrea Polcaro, professore archeologia orientale ed esperto in archeoastronomia.
I dati raccolti indicano dunque che i grandi edifici sono stati costruiti tenendo a mente gli equinozi, i solstizi ed altri importanti eventi astronomici che hanno fortemente caratterizzato la religione dei nabatei, la cui civiltà toccò il suo apice a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., nell’odierno stato della Giordania e nei paesi limitrofi, regioni che divennero in seguito parte della provincia orientale dell’impero romano.
“I monumenti dei nabatei sono dei meravigliosi laboratori, dove le caratteristiche del paesaggio e gli eventi del sole, la luna e le altre stelle interagiscono”, spiega entusiasta Juan Antonio Belmonte, ricercatore dello IAC, nonché coordinatore dello studio.
“Gli orientamenti astronomici erano spesso parte di un piano elaborato”, ha aggiunto “e,  forse , un segno della natura astrale della loro religione, che ha mostrato incredibili ierofanie o manifestazioni del sacro sui monumenti legati al culto dei cicli stagionali”.
Petra, orientamento astronomicoUn chiaro esempio dell’influenza astrale sui tempi del culto e sull’edificazione degli edifici cultuali è stato riscontrato nel sito archeologico di Ad Deir, il più che famoso monastero di Petra. Durante il solstizio d’inverno la luce del sole al tramonto, che entra attraverso la porta del monumento, illumina il proprio motab sacro, e ciò non può essere un semplice caso secondo gli archeologi. Il motab è un podio composto da alcuni blocchi di pietra, che rappresentano divinità del pantheon nabateo, come il dio Dushara. Juan Antonio Belmonte ha poi spiegato che la silhouette di protome leonina proiettata all’interno del tempio mostra forti attinenze con il culto della dea nabatea Al Uzza, essendo il felino un animale legato a questa divinità.
Forse la scelta del luogo potrebbe essere stata dettata da questa doppia coincidenza, che i Nabatei, molto più attenti agli eventi celesti di quanto si pensasse, avevano notato e sacralizzato costruendo un tempio seguendo calcoli astronomici complessi e molto accurati.
Ma sappiamo che serviranno ancora numerose prove e dati per rendere questo studio molto più che una semplice teoria, e illuminare  gli aspetti culturali di un popolo affascinante e perduto nei meandri dei secoli.

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