Povertà assoluta logora le famiglie in Italia, dati Istat

By | 13 luglio 2017

Povertà assoluta preoccupa in Italia, poco lavoro e consumi al palo‘In Italia si sta male’ cantava il grande Rino Gaetano. Chissà che cosa avrebbe detto e cantato il grande artista italiano se non fosse morto prematuramente ed avesse avuto l’opportunità di vivere in questa società. Probabilmente anche lui avrebbe rimpianto i tempi che aveva criticato. Secondo recenti dati Istat, in Italia l’anno scorso erano 1 milione e 619.000 le famiglie in condizione di povertà assoluta, ovvero oltre 4 milioni di persone. Dati inquietanti che non possono non far riflettere. L’Istituto di statistica, comunque, avverte che l’incidenza della povertà assoluta, pari al 6,3%, non diverge di molto rispetto alla media degli ultimi 4 anni. Sembra che quelle che soffrano di più nel Bel Paese siano le famiglie con tre o più figli minorenni: l’incidenza della povertà assoluta arriva al 26,8%, ovvero oltre 814.000 persone. La povertà assoluta, poi, picchia duro tra i minori.

Conta l’età della persona di riferimento

L’Istat ha sottolineato che, al decrescere dell’età della persona di riferimento nella famiglia corrisponde un incremento dell’incidenza della povertà assoluta. Quando invece la persona di riferimento è over 64 tale povertà diminuisce. L’incidenza è particolarmente preoccupante nelle famiglie in cui la persona di riferimento è under 35. In ginocchio anche le famiglie in cui il punto di riferimento economico è un operaio: l’incidenza della povertà assoluta è doppia rispetto alla media. Meglio, invece, quando chi è responsabile del sostentamento del nucleo familiare è impiegato, dirigente, pensionato o quadro. Secondo l’Istat, la povertà assoluta è sinonimo di bassa istruzione: è più alta nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo, come titolo di studio, la licenza elementare. I dati diffusi nelle ultime ore dall’Istat non dicono nulla di nuovo, anzi, in un certo senso rattristano ancor di più e fanno capire meglio che in Italia è difficile vivere, anzi sopravvivere. E’ indubbio che nella nostra cara Italia moltissime persone non se la passano proprio bene sul versante economico.

Sono in povertà assoluta quelle persone che non riescono ad acquistare i beni indispensabili. Sebbene, qualche timido passo in avanti l’abbia fatto, negli ultimi mesi, in ambito economico, il paragone con gli altri Paesi europei fa uscire l’Italia decisamente perdente per vari motivi, anzi i soliti motivi. Solo la Grecia, ad esempio, ha un tasso di occupazione inferiore a quello dell’Italia. Nel Bel Paese, rispetto alle altre nazioni, è ancora forte il tasso di disoccupazione femminile e poi ancora impressionante è la differenza tra Centro-Nord e Sud sul versante occupazionale. Dati sconfortanti in ambito economico e occupazionale analoghi a quelli italiani si registrano solo in Spagna, Croazia e Grecia. A preoccupare, in Italia, è anche il numero dei neet, ovvero soggetti che non studiano e non lavorano.

Povertà assoluta porta denatalità

Alla luce dei tassi allarmanti di povertà assoluta e relativa, ma anche dei disoccupati, non bisogna stupirsi se in Italia le nascite sono in calo. E’ naturale. Le famiglie non se la sentono di mettere al mondo figli poiché non sono in grado di mantenerli e i fidanzati non riescono a sposarsi e creare una famiglia. Nel 2016 si era registrato un nuovo crollo delle nascite, che si erano attestate a 474.000. Il Codacons, commentando i dati Istat, aveva evidenziato che la causa principale della denatalità in Italia è l’instabilità economica in cui si trovano i nuclei familiari italiani. Francesco Tanasi, presidente del Codacons, aveva precisato: ‘La situazione di indeterminatezza e di generale impoverimento del ceto medio registrata in Italia negli ultimi anni, ha reso sempre più difficile per le famiglie mettere al mondo un figlio. I costi per mantenere un bambino infatti sono costantemente saliti…’. Tanasi aveva anche osservato che, a fronte dei costi aumentati non corrisponde un aiuto concreto dello Stato alle famiglie.

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