Prete ruba denaro poveri e scappa con volontaria

By | 24 aprile 2016

Prete ruba denaro e fugge con volontariaUn prete si invaghisce di una volontaria e fugge con lei. Prima, però, ha sottratto denaro donato all’ente di beneficenza. Storia da film ad Acireale

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Vincenzo Duca, rettore camilliano del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati “Casa Sollievo di San Camillo”, ad Acireale (Catania) si è impossessato di 27.900 euro, ovvero i soldi donati dai benefattori per i poveri, ed è fuggito con una volontaria. La storia che ha sconcertato la comunità dei fedeli di Acireale è venuta alla ribalta dopo la denuncia sporta dall’avvocato del Casa Sollievo di San Camillo, Giampiero Torrisi, che contesta la “condotta appropriativa del religioso”. Vincenzo Duca, prete furbetto, era anche il numero uno dell’amministrazione dell’istituto Giovanni XXIII di Riposto. Nessuno avrebbe mai pensato che quel sacerdote così stimato e, apparentemente, onesto sarebbe stato capace di compiere un’azione simile. Il religioso e la volontaria, appartenente a una famiglia benestante di Acireale, sarebbero fuggiti la scorsa settimana con tutti i soldi donati all’ente caritatevole.  I confratelli del prete truffaldino, inizialmente, non volevano un’esposizione mediatica della vicenda; dopo la scoperta della sottrazione dell’ingente quantità di denaro e la conseguente denuncia, però, è stato inevitabile il clamore. Ora ad Acireale non si parla d’altro. La scappatella del prete con relativa sottrazione di denaro destinato ai poveri non può non far impallidire e, certamente, non è un episodio che fa bene alla Chiesa.

Deluso per il gesto di Vincenzo Duca anche monsignor Antonino Ruspanti, vescovo della diocesi di Acireale:

“Posso comprendere le fragilità umane, ma sono amareggiato per questo gesto un po’ nascosto, di questo appropriarsi. Non è proprio per niente bello. Non ho giurisdizione sui Camilliani, con i quali, essendo sul territorio, la Diocesi si coordina in merito ad alcune attività. Conosco bene il rettore perché a dicembre gli avevo affidato tutta una serie di regali per fare un’asta di beneficenza. Sono andato con lui al pranzo di Natale con i poveri, però ero completamente ignaro di qualunque tipo di difficoltà da parte sua”.

Il vescovo della diocesi di Acireale si è detto “amareggiato” anche se ha saputo che i soldi recentemente consegnati dalla diocesi alla Casa di Sollievo di San Camillo non fanno parte del malloppo sottratto dal prete e della volontaria. Scoperta un’altra tresca, in Italia, tra un prete e una donna, precisamente una volontaria. A stupire, però, non è tanto la debolezza di don Vincenzo Duca ma il furto del denaro destinato agli indigenti. Questa circostanza fa male molto perché molte persone in difficoltà sono state private del denaro che le avrebbe aiutate a vivere dignitosamente. E’ inammissibile che un religioso tenga un comportamento così nauseante; del resto nessuno, laico o religioso, deve rubare i soldi degli altri. Un altro prete ladro e, per giunta, innamorato di una donna: un danno economico e una grande delusione provocata in tutte quelle persone che credevano in quel soggetto che indossava l’abito talare. Certo, la somma trafugata dal prete di Acireale è decisamente inferiore ai 30 milioni di euro che monsignor Patrizio Benvenuti, religioso di origini argentine, ha sottratto e sfruttato per scopi personali. Tale sacerdote è stato arrestato nei mesi scorsi.

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