Quattro persone si risvegliano dal coma dopo anni

By | 22 marzo 2018

coma-quattro-risvegli-savonaMiracolo o bravura dei medici? L’eterno dilemma a cui è difficile, anzi impossibile, fornire una risposta. Eppure 4 persone, in coma da anni, si sono risvegliate. Dove? In Liguria. Il responsabile dei fisioterapisti Gianfranco Bruzzone ha detto durante un’intervista al Secolo XIX: ‘Il risveglio di uno dei pazienti è stato indimenticabile. Stavamo facendo la seduta quotidiana quando ho visto che muoveva gli occhi. Allora ho iniziato a sollecitarlo, capivo che voleva parlarmi e l’ho invitato in modo insistente a dirmi quello che voleva. Alla fine si è come liberato da un blocco e mi ha mandato a quel paese. È stato un momento di grande euforia. Per lui ma anche per me. Ci trovavamo nella sala di stimolazione polisensoriale, dove lavoriamo con loro proponendo luci diverse e musica, anche facendo assaggiare i piatti preferiti. Un paziente, ad esempio, adorava il tiramisù e farglielo assaggiare è stato molto utile. Alcuni qui possono anche iniziare a scrivere e disegnare’.

Paziente ha chiesto un tiramisù

Una notizia stupenda, che sostiene tutti i pazienti in coma e i loro familiari, che da tempo sperano in una ripresa, in un minimo cenno di ripresa. Felicissima per quanto avvenuto in una clinica ligure anche la sindaca Monica Giuliano: ‘E’ una splendida notizia, questa struttura è diventata un vero gioiello, un’eccellenza conosciuta in tutto il nord Italia’.

I pazienti in coma da anni hanno improvvisamente riaperto gli occhi e tentato di proferire qualche parola. Qualcuno ha chiesto anche un tiramisù. Momenti indescrivibili per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari. In un momento tornano in vita varie persone, non solo i pazienti. Tante lacrime, sorrisi e felicità. Negli ultimi mesi quattro pazienti ricoverati nel Centro Vada Sabatia sono usciti dal coma. Uno stato che perdurava da anni. Due donne e due uomini si sono risvegliati, dopo anni di sonno profondo. Erano praticamente vegetali e i loro familiari erano disperati e turbati. Non bisogna mai perdere la speranza, però. Gli occhi dei pazienti si sono riaperti, facendo esultare il personale sanitario e tutti i familiari. Belle storie. Scienza e religione sono due universi diversi e, davanti ad episodi del genere, c’è chi parla di miracolo della scienza e chi di miracolo di un’entità ultraterrena. Fatto sta che la parola più pronunciata da molte famiglie italiane, negli ultimi tempi, è proprio ‘miracolo’.

Iniziare una nuova vita

E’ impossibile dimenticare il giorno in cui un proprio caro, in coma da anni, si risveglia subitamente. ‘Come rinascere e iniziare una nuova vita’, dicono alcuni parenti. Molti avevano perso ogni speranza, altri no. Tra i soggetti che si sono risvegliati ci sono anche Antonio Nardin, un uomo nerboruto e indefesso, e Lorenzo Damiano, amante di motocross caduto in coma durante un allenamento insieme a un amico. Nardin invece era caduto in coma dopo un violento incidente. Entrambi, dopo anni di incomunicabilità, sono tornati a comunicare col mondo, coi propri cari. Il centro Vada Sabatia, per quattro famiglie, è diventato un luogo della speranza e della salvezza. La struttura sanitaria è gestita dalla Codess e diretta da Cristina Grazzini e Rosanna Baroncelli. Roberto Prato, direttore sanitario, e Paolo Serafini, referente medico, hanno affermato: ‘La degenza media in ospedale è sempre più breve, il paziente spesso torna a casa da una famiglia che deve affrontare problemi di assistenza a volte molto pesanti. Si tratta di persone reduci da incidenti stradali o sul lavoro, con situazioni derivanti da emorragia cerebrale o patologie diverse. Cerchiamo di portare le persone verso un miglioramento che permetta di riprendere il più possibile le normali attività. È chiaro che il successo dipende dalla gravità di ciascun caso, ma i progressi che abbiamo riscontrato in questi quattro pazienti ci danno uno stimolo in più’.

Il risveglio di Miguel

L’anno scorso era avvenuto un altro risveglio dal coma. Il giovane Miguel riaprì gli occhi dopo 15 anni. Il padre si era opposto all’eutanasia. I medici volevano staccare la spina ma lui, contrario, aveva detto che ‘la vita può toglierla solo Dio’. Niente distacco della spina. L’uomo aveva prestato assistenza al figlio per tutti quegli anni, insieme alla moglie e alla nipote. Poi l’improvviso risveglio. Miguel Parrondo aveva raccontato la sua vicenda lo 30 giugno 2017 al tabloid online ForumLibertas.com. L’uomo ha ribadito la sua contrarietà all’eutanasia. Miguel finì in coma nel 1987 a causa di un incidente stradale. Stava tornando da una festa e una delle ragazze in macchina perse la vita. Il 32enne venne trasportato all’ospedale di Juan Canalejo di La Coruna, dove i medici accertarono una situazione gravissima. Secondo loro il trentenne non si sarebbe mai ripreso. Il padre del 32enne, noto dermatologo che lavorava nello stesso nosocomio, disse ai suoi colleghi che nessuno ha il potere di togliere la vita a un proprio simile. L’unico che può togliere la vita è chi la crea. Miguel oggi dice del padre: ‘Se non fosse stato per lui non sarei qui, perché non mi davano alcuna chance. Mio padre ebbe fede’. Per 15 anni Miguel è stato accudito dal padre, dalla madre e dalla nipote Almudena. I tre non lo hanno mai lasciato solo. Una scelta di fede, un grande coraggio che alla fine è stato premiato.

Miguel aveva 47 anni quando si era risvegliato dal coma. Un giorno straordinario per lui e i suoi cari. ‘Non capivo nulla. Aprii gli occhi e davanti a me c’erano mia madre e mia figlia. Guardai mia figlia e le chiesi se era Almudena, perché mi ricordavo di avere una figlia con quel nome’, ha affermato Miguel. La giovane aveva risposto affermativamente mentre la madre era scoppiata in lacrime. Il padre, anche lui presente, era stupito. Miguel allora, rivolgendosi alla figlia, aveva detto: ‘E io sono tuo padre’. ‘Fu come addormentarsi e svegliarsi il giorno dopo. Vedendo mia figlia mi emozionai. Con lei ho recuperato il tempo perduto e ora sono nonno’, ha spiegato Miguel, che ringrazierà per tutta la vita il padre e non riesce a immaginare a come sarebbe stato se il padre ‘avesse detto al prete di darmi l’estrema unzione’. Il paziente spagnolo è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici, in questi anni, ma è felice di essere ‘rinato’: ‘È cambiato parecchio. Quando ho cominciato ad andare per strada pensavo: la gente è matta, parla da sola, invece parlava al cellulare’.

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