Cronaca

Resti di Buddha in una scatola di ceramica? Le presunte ossa dell’illuminato

Forse appartengono a Buddha i resti umani sepolti da una coppia di monaci in Cina, oltre un millennio fa. Secondo i credenti i 2.000 pezzi di ossa cremate appartenevano a Siddharta Gautama, la cui dottrina è diventata il fondamento della religione buddista. Le ossa cremate si trovavano in un contenitore di ceramica con una scritta che dice che quei resti appartengono al Buddha, morto circa 2500 anni fa. La straordinaria scoperta è stata fatta nella contea di Jingchuan, in Cina. Trovate anche più di 260 statue buddiste. Due monaci del tempio Mañjuśrī, Yunjiang e Zhiming, hanno lavorato moltissimo nel corso degli ultimi due decenni a mettere insieme  gli oggetti sacri dei paesi limitrofi. Buddha, uomo di notevole intelletto, docente e filosofo rinunciò all’agio e al suo patrimonio ed iniziò una vita ascetica. In base ai testi sacri, Siddharta Gautama nacque in Nepal e visitò molte zone dell’India tra il VI e il IV secolo a. C.

Siddharta Gautama: resti divisi tra i discepoli

Sono i resti di Buddha quelli contenuti in una quella scatola di ceramica? Per i fedeli buddisti, assolutamente sì. Secondo la leggenda, i resti di Siddhartha Gautama furono divisi tra i suoi adepti e il re. Buddha morì circa 2.500 anni fa all’età di 80 anni. Inizialmente si pensò di consegnare i suoi resti solo al suo clan (quello Shakya); poi le reliquie vennero spartite tra 6 clan e un re.

Per evitare dissidi, un capo religioso divise i resti di Buddha in 10 parti: 8 dalle spoglie del corpo, una dalla pentola usata per separare le reliquie e una dalle ceneri della pira con cui era stato cremato.

I resti di Siddharta Gautama furono conservati in una stupa (monumento buddista in cui vengono custodite le reliquie sacre, ndr) e adorati dai suoi discepoli.

Ecco la traduzione della scritta sulla scatola di ceramica che dovrebbe contenere i resti di Buddha: ‘I monaci Yunjiang e Zhiming della scuola del Loto, che appartenevano al tempio Mañjuśrī del monastero Longxing nella prefettura di Jingzhou, raccolsero più di 2.000 pezzi di śarīra, così come i denti e le ossa del Buddha. Li seppellirono nella Sala Mañjuśrī di questo tempio’.

Gli archeologi, oltre al prezioso contenitore di ceramica, hanno trovato anche oltre 260 statue alte 2 metri. Non si sa però se le statue vennero sepolte contemporaneamente alla raccolta delle ossa. Molte sculture ritraggono Siddharta e i suoi seguaci. Secondo le prime indagini, le statue furono realizzate tra la dinastia Wei (386-534 d.C.) e la dinastia Song (dal 960 al 1279 d.C.).

Non è la prima volta che vengono scoperti resti che potrebbero appartenere a Buddha. Difficile adesso accertare la genuinità di tali reliquie, visto che sono passati tantissimi anni dalla morte dell’illuminato.

Sempre in viaggio per insegnare

Siddhartha Gautama, ‘l’illuminato, fu una persona reale vissuta tra la metà del VI secolo e la fine del V secolo a.C. I suoi genitori erano ricchi e nobili. Il piccolo Siddharta visse tra ricchezza e lusso. I primi anni della sua vita furono connotati dall’agio. Un episodio, la sperimentazione della sofferenza, portò però il futuro Buddha sulla via dell’illuminazione.

Successivamente alla sua folgorazione, Buddha girò a piedi tutta la parte settentrionale dell’India, insegnando a tutti per 45 anni. Tutti furono sedotti dai suoi insegnamenti: ricchi, poveri, nobili e cortigiani.

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