Rischio errore diagnostico per ecografo obsoleto: choc a Bari

By | 4 settembre 2017

Bari, Incinta Costretta a Firmare Liberatoria: Ecografo ObsoletoLa Asl di Bari sta indagando su una vicenda che sarebbe avvenuta nell’ospedale Di Venere e rappresenta l’ennesimo tassello di una sanità che fa acqua da tutte le parti in Puglia. Una donna incinta che doveva effettuare un’ecografia per verificare il corretto sviluppo del feto e la presenza di eventuali anomalie sarebbe stata costretta dal medico a firmare una liberatoria, o meglio una dichiarazione in cui esprimeva la sua consapevolezza riguardo all’obsolescenza dell’ecografo e quindi dell’eventuale diagnosi erronea. In parole povere, la donna incinta era stata messa al corrente del fatto che l’ecografia poteva essere non esatta perché eseguita con un ecografo vecchio. L’episodio risale allo scorso 20 luglio. Sembra che altre donne in stato interessante siano state costrette dal medico del nosocomio barese a firmare la stessa dichiarazione, poi allegata alla relazione clinica.

Bassa qualità d’immagine

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Quello che è accaduto all’ospedale Di Venere è inammissibile. E’ possibile che in questo Paese si sta perdendo il diritto anche di avere un referto attendibile? E’ possibile che non si trova denaro per sostituire i macchinari obsoleti negli ospedali? Riportiamo la dichiarazione che le donne incinte hanno dovuto sottoscrivere negli ultimi tempi presso l’ospedale Di Venere: ‘Si informa la paziente che l’esame è stato eseguito con un ecografo di vecchia generazione. Tale condizione comporta difficoltà alla visualizzazione delle strutture fetali, rischio di errore diagnostico e bassa qualità di immagine’.

Le parole contenute nella dichiarazione si commentano da sole. Perché accade questo in Italia? E’ inconcepibile fare cassa sulla pelle dei cittadini e pensare a stanziare somme per attività e progetti secondari o irrilevanti rispetto alla salute pubblica. Non si può e non si deve risparmiare sulla sanità pubblica perché c’è in gioco la vita della gente.

Radiologia: vecchi 40% degli apparecchi negli ospedali italiani

Il caso di Bari farà riaprire certamente il dibattito sugli apparecchi presenti nei nosocomi italiani. In occasione del 46esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica era stato menzionato un dato allarmante: il 40% degli apparecchi presenti nei reparti di radiologia dei nosocomi italiani ha circa 10 anni. Visto che la tecnologia fa passi da giganti, tali macchinari si devono ritenere vecchi e quindi dovrebbero essere sostituiti.

E’ difficile, in tempi di crisi, stanziare grosse somme ma da tempo i professionisti e i politici stanno cercando di trovare un punto di incontro. Del resto, secondo una recente indagine del Censis, gran parte degli italiani reputa giusto stanziare fondi per la sostituzione dei macchinari medicali. Da una ricerca Swh, invece, è emerso che la metà dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni non reputa gli apparecchi presenti negli ospedali italiani così performanti e all’avanguardia come quelli delle altre nazioni.

C’è però anche chi auspica un minor numero di esami radiologici, spesso eseguiti inutilmente. Meno esami, più risparmio e apparecchi nuovi: questi sono gli obiettivi futuri.

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