Cronaca

Scabbia in ospedale: emergenza a Chivasso, reparto disinfestato

scabbia-ospedale-ciriè-chivassoNon bastavano i casi di scabbia a Ciriè, adesso l’infestazione contagiosa della pelle ha colpito anche Chivasso. Nel nosocomio del centro in provincia di Torino sono stati infettati una operatrice socio sanitaria e un infermiere. Entrambi sono dovuti restare nella loro abitazione per curarsi. I due dipendenti dell’Asl To4 lavorano nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Chivasso.

Stop ai ricoveri nel reparto

Emergenza scabbia a Chivasso, a distanza di pochi giorni dai casi all’ospedale di Ciriè. In tale nosocomio sono stati colpiti dal minuscolo acaro 3 operatori socio sanitari e 6 infermieri. La direzione dell’Asl To4 è stata costretta ad ordinare lo stop ai ricoveri nel reparto. A Chivasso invece è tutto sotto controllo. Attuate subito le procedure stabilite dal Ministero della Salute. I locali sono stati prontamente disinfestati. Non è esclusa la correlazione tra i casi di scabbia all’ospedale di Ciriè e quelli di Chivasso.

E’ probabile che il parassita della scabbia si sia portato nell’ospedale di Chivasso da un paziente che, in precedenza, era stato ricoverato a Ciriè. L’acaro ha bersagliato dipendenti dei reparti di ortopedia (Chivasso) e neurologia (Ciriè).

Disinfestazione degli ambienti

‘La situazione è sotto controllo e sono state immediatamente applicate tutte le procedure previste dal Ministero della Salute con la disinfestazione degli ambienti’, recita una nota diffusa dall’Asl To4, secondo cui non sono rare le infezioni causate dal parassita della scabbia nei nosocomi.

Cos’è e come si previene la scabbia

La scabbia è un’infestazione della pelle provocata da un acaro così piccolo che non si vede a occhio nudo. I parassiti della scabbia sono diffusi in tutto il mondo e possono colpire chiunque. Si stima che, ogni anno, la scabbia colpisca circa 300 milioni di persone. In alcune nazioni la percentuale di infezione può lambire il 50-80%. In Italia, negli ultimi anni, è aumentato il numero dei casi di scabbia. Solitamente il contagio è diretto. Rari, invece, i casi di infezione indiretta.

Non ci vuole molto a riconoscere la patologia. I pazienti hanno solitamente lesioni sulla pelle, detti ‘cunicoli scabbiosi’, dove gli acari femmine depongono le uova. Dopo 3/4 giorni c’è la schiusa e le larve assediano altre zone della cute. Chi è stato colpito dalla scabbia sente sempre prurito, soprattutto di notte. Le zone più interessate dalla malattia sono polsi, gomiti, dita, caviglie, palmo delle mani e genitali.

Sembrerà strano, ma spesso la scabbia si sviluppa anche nelle corsie degli ospedali, nelle lavanderie dei nosocomi, e nei centri di riabilitazione. Gli operatori sanitari rischiano il contagio quando, ad esempio, usano spugne sul corpo dei malati. E’ improbabile invece il contagio in maniera diretta, ad esempio con una stretta di mano.

Precauzioni da adottare in ospedale

Il rischio di contagio cala se il personale ospedaliero adotta determinate precauzioni. Rammentiamo che è fondamentale pulire sempre e in maniera accurata i locali dove i pazienti trascorrono gran parte delle loro giornate. Gli acari della scabbia vengono annientati, inoltre, pulendo a fondo gli abiti e la biancheria dei malati.

Chi entra in una stanza dove vi sono malati di scabbia dovrebbe sempre lavarsi le mani, oltre ad indossare i guanti. Ovviamente i guanti devono essere cambiati dopo il loro utilizzo, preferibilmente prima di lasciare la camera. Le mani vanno poi lavate meticolosamente con un antisettico o agente antimicrobico perché è alto il rischio di contagio in occasione della rimozione del guanto.

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