Scopre di essere incinta dopo aborto: vuole risarcimento

By | 18 luglio 2017
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Resta incinta dopo aborto: chiede risarcimento al San PaoloDecidere di interrompere la gravidanza, recarsi all’ospedale per abortire e scoprire, dopo un mese, di aspettare quel bimbo che non si voleva dare alla vita. Non è la trama di un film ma la storia di una trentenne italiana che ore chiede a un nosocomio lombardo un cospicuo risarcimento e un assegno mensile perché è malata, disoccupata e senza marito. La storia risale al 2013, quando la 34enne milanese si recò all’ospedale San Paolo di Milano per interrompere la gravidanza, visto che il parto avrebbe potuto compromettere la sua salute. La donna, infatti, è affetta dal morbo di Crohn e tale patologia avrebbe potuto recare problemi anche al piccolo. I medici eseguirono l’operazione e la donna tornò a casa. Tutto sembrava fosse andato per il meglio ma, un mese dopo, il mondo crollò addosso alla 34enne. Questa, infatti, scoprì di essere incinta. La donna, a quel punto, non se la sentì di sottoporsi ancora una volta alla procedura per interrompere la gravidanza e decise di dare alla luce il bebè che aveva nel ventre.

La 34enne è rimasta senza lavoro

Sono passati 4 anni dall’interruzione di gravidanza che sarebbe stata eseguita male ed oggi la signora milanese, mediante il suo legale, Vincenzo Lepre, chiede un risarcimento all’ospedale San Paolo e al ginecologo che eseguì erroneamente l’aborto. La somma, oltre 200.000 euro, sarebbe richiesta per i danni provocati alla donna dalla gravidanza e dalla successiva nascita del piccolo, che oggi ha 4 anni. La signora chiede anche un assegno mensile per il mantenimento del figlio, visto che è disoccupata e non ha un marito che possa aiutarla economicamente. Una situazione veramente difficile quella in cui versa la 34enne milanese affetta dal morbo di Crohn. La nascita del figlio avrebbe anche peggiorato le condizioni di salute della signora: la sua capacità lavorativa è calata di molto e, per questo, è rimasta senza lavoro. Ora rischia anche di essere cacciata di casa: ha ricevuto già un atto di intimazione di sfratto per morosità.

L’avvocato che difende la signora milanese ha detto che la sua assistita chiede all’ospedale San Paolo un risarcimento di 211.000 euro per i danni correlati all’aborto eseguito erroneamente e un assegno mensile per mantenere il figlio finché questo non sarà autonomo economicamente. La donna è stata costretta ad adire le vie legali perché in questi anni non è mai riuscita ad accordarsi con i legali del nosocomio lombardo. Quest’ultimo ritiene di non aver commesso errori e sottolinea la professionalità del suo personale: ‘L’Azienda ritiene corretto il comportamento dei suoi professionisti e si rimette alla valutazione degli atti da parte delle autorità competenti’.

Il morbo di Crohn e la disoccupazione

Il disagio e le difficoltà che connotano le giornate della 34enne milanese sono innumerevoli. La donna non riesce a mantenere il figlio perché non ha un lavoro; inoltre deve fare i conti con la sua malattia, il morbo di Crohn, consistente nell’infiammazione dell’intestino, generalmente la parte finale. Non si conoscono bene le cause di tali patologia ma, secondo diversi esperti, a favorirla sarebbero fattori combinati come il fumo, lo stress e i mutamenti della flora intestinale. Spesso non è semplice diagnosticare la malattia di Crohn perché i sintomi sono simili a quelli di altre patologie, ovvero il sangue nelle feci, diarrea, febbre e dolori addominali. La ragazza milanese, 4 anni fa, aveva deciso di abortire perché temeva che la gravidanza e il successivo parto avrebbero determinato una recrudescenza dei sintomi del morbo.

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