Si apparta con l’amante e viene uccisa: l’ombra della ‘ndrangheta

By | 18 marzo 2018

donna-amante-reggio-calabria-omicidioAppartarsi con l’amante e fare una brutta fine. E’ costato caro alla 48enne Fortunata Fortugno ritagliarsi un attimo d’intimità con l’amante, Demetrio Lo Giudice, in una zona isolata di Reggio Calabria. Fortunata si trovava in macchina quando è stata raggiunta da alcuni colpi di pistola alla testa, colpi che non le hanno lasciato scampo. Lo Giudice, invece, è stato colpito a un braccio. Demetrio, 53 anni, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine perché ritenuto tra gli elementi di spicco della ‘ndrangheta. E’ da tempo coinvolto nell’operazione ‘Eremo’. Attualmente le forze dell’ordine non escludono nessuna pista, nemmeno quella dell’omicidio passionale.

Chi ha ucciso Fortunata Fortugno?

Fortunata e Demetrio avevano posteggiato l’auto vicino al torrente del quartiere Gallico, a Reggio Calabria. per scambiarsi effusioni amorose. Gli assassini si sono avvicinati alla macchina ed hanno aperto il fuoco. La Fortugno è stata colpita alla testa, lui al braccio. Lo Giudice, ferito ma in grado di guidare, ha subito trasportato l’amante all’ospedale ma è morta durante il tragitto. Sul luogo dell’omicidio sono arrivati immediatamente sia i poliziotti della Squadra mobile che quelli della Scientifica e delle Volanti. Le indagini sono iniziate immediatamente per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio e scoprire chi ha ucciso Fortunata Fortugno e ferito l’amante. A condurre gli accertamenti è la Sezione omicidi della Squadra mobile, diretta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Una zona tranquilla di notte

Quella zona, vicino al torrente, è generalmente tranquilla. La sera è gettonata dalle coppiette che vogliono trascorrere momenti d’intimità. Nelle ultime ore quel silenzio è stato ‘rotto’ dal rumore di diversi colpi di pistola. Quelli che hanno ucciso Fortunata Fortugno e l’amante Demetrio Lo Giudice. I proiettili hanno infranto il parabrezza e i finestrini. Si sono sentite urla, qualcuno si è dato subito alla fuga per la paura. Poi il silenzio e la corsa di Lo Giudice al locale nosocomio per strappare l’amante alla morte. Non ci è riuscito. Fortunata è morta in macchina. Perché l’agguato in quella zona solitaria? Nessuna ipotesi è esclusa. Si sa solo che Lo Giudice è vicino a diversi clan della ‘ndrangheta di Reggio Calabria e per questo sorvegliato speciale dalle forze dell’ordine. In passato è stato anche coinvolto nei blitz contro il clan Tegano.

Fortunata Fortugno e Lo Giudice avevano deciso di appartarsi vicino al torrente di Gallico come tante altre coppie. Fortunata era coniugata, così come Dementrio. Forse la coppia si era appartata lì molte volte. Forse… Fatto sta che ieri è successo un fatto grave. Mentre i due si scambiavano effusioni in macchina, i killer hanno sparato diversi colpi. Per la 48enne non c’è stato niente da fare. Vana la corsa all’ospedale dell’amante. I medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di Fortunata. L’amante, invece, dopo le medicazioni, è stato sottoposto a un lungo interrogatorio dagli agenti della Squadra mobile che stanno svolgendo accertamenti sull’assassinio. Gli inquirenti hanno parlato diverse volte con Lo Giudice per le sue conoscenze malavitose. L’uomo ha avuto rapporti con elementi importanti della ‘ndrangheta come Mario Audino, reggente dell’omonimo clan trucidato 15 anni fa, e Paolo Schimizzi, vittima di una lupara bianca. Gli investigatori ritengono che oggi Demetrio sia molto vicino a soggetti pericolosi dei clan della zona nord di Reggio Calabria.

Agguato di mafia?

Le indagini sono appena iniziate e non si esclude niente. I killer hanno agito su commissione delle famiglie di Fortunata e Demetrio oppure si è trattato di un agguato di mafia? se lo stanno domandando gli agenti della Squadra mobile, che nelle ultime ore hanno eseguito accurati accertamenti nella zona del delitto e nelle vicinanze del torrente calabrese. Il procuratore vicario Gaetano Paci ha detto: ‘Stiamo lavorando e al momento non possiamo escludere alcuna pista. Di certo, possiamo dire che Demetrio Lo Giudice è un personaggio noto e già in passato è assurto agli onori delle cronache per essere stato coinvolto nel processo Eremo, in cui è stato pure condannato’.

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Il procuratore ha affermato che ancora non ci sono elementi per trarre conclusioni ma, riferendosi a Lo Giudice, ha argomentato: ‘La sua caratura criminale è tale da attirare attenzione all’interno di dinamiche associative, ma per adesso non escludiamo nulla’. L’omicidio avvenuto nelle ultime ore a Reggio Calabria è solo l’ultimo di una lunga serie. In città, negli ultimi tempi, sono morte tante persone e si sono registrati numerosi danneggiamenti. Nelle vicinanze del punto dove è stata trucidata Fortunata Fortugno, lo scorso mese è stato freddato il 53enne Pasquale Chindemi, uomo ritenuto vicino al clan Araniti, da sempre fiancheggiante i Condello, una delle famiglie più rispettate dagli appartenenti alla ‘ndrangheta reggina.

I giovani ‘Teganini’

Difficile svolgere un’attività, a Reggio Calabria, se non si scende a patti con la ‘ndrangheta. Nei mesi scorsi molti negozi sono stati danneggiati. Non si può fare business contro la ‘ndrangheta, che controlla la zona. Secondo gli investigatori, a Reggio Calabria qualcosa sta cambiando. Non c’è più un equilibrio tra le cosche. Lo testimonia l’omicidio del 53enne Pasquale Chindemi, avvenuto lo scorso febbraio a a Gallico di Reggio Calabria. Gli investigatori hanno detto che Chindemi, ex dipendente dell’Atam (municipalizzata dei trasporti di Reggio Calabria) era probabilmente vicino al clan Araniti ma non ricopriva funzioni apicali nelle cosche della ‘ndrangheta. E’ proprio questo dettaglio a far riflettere gli investigatori. Se Chindemi non era una figura di spicco nel mondo della ‘ndrangheta perché è stato ucciso? A chi dava fastidio? E perché? E’ probabile che Pasquale sia stato ucciso da qualche clan rivale, che temeva un rafforzamento del clan Araniti. Il delitto Chindemi, per gli investigatori è importante perché potrebbe stravolgere gli equilibri tra i clan della ‘ndrangheta e dare il via a un nuovo e spietato ciclo di omicidi.

Gli uomini della Squadra mobile monitorano attentamente, da molto tempo, Gallico e i quartieri a nord di Reggio Calabria perché in tali zone le cosche avrebbero fissato il loro quartier generale. La presenza capillare delle forze dell’ordine dovrebbe, quantomeno, ridurre l’ondata malavitosa in zona. Gli investigatori indagano in continuazione sugli elementi di spicco dei clan tra cui i giovani ‘Teganini’, ovvero due ragazzi appartenenti al clan Tegano e cresciuti a pane e malavita, col mito di genitori e zii finiti in carcere o uccisi durante il secondo conflitto di mafia, tra il 1985 e il 1991. I ‘Teganini’ sono nati negli anni ’90 e vogliono rivestire ruoli apicali nelle cosche, proprio come i parenti, che non possono più vedere perché uccisi o in galera.

Domenico Tegano, 25 anni, per gli inquirenti ha un ‘carisma fuori dal comune che, nonostante la sua giovane età, gli garantisce il massimo rispetto sia da parte dei suoi fiancheggiatori, che dai soggetti estranei alla propria organizzazione’. Domenico è il primo figlio di Pasquale Tegano, elemento di spicco del clan attualmente in prigione al 41 bis nel penitenziario di Spoleto. Pasquale era stato catturato dalle forze dell’ordine nel 2004, dopo una latitanza durata svariati anni.

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