Cronaca

Spara alla moglie e si uccide: anziana soffriva di Alzheimer

torino-uccide-moglie-e-si-suicidaOmicidio-suicidio in un’abitazione, a Torino, nel quartiere di Borgo Vittoria. Un 90enne ha sparato alla moglie 88enne, malata di Alzheimer, e poi, con la stessa arma, si è suicidato. Non si conosce ancora il movente del dramma ma è probabile che dietro ai gesti estremi ci sia la malattia della donna, il morbo di Alzheimer. Quando gli operatori sanitari e i poliziotti sono entrati nella casa degli anziani coniugi hanno trovato i cadaveri su due poltrone. Il personale sanitario non ha potuto fare altro che appurare la morte di entrambi.

Familiari non riuscivano più a contattarli

Le forze dell’ordine e gli operatori del 118 hanno scoperto l’omicidio-suicidio grazie ai familiari dei due anziani, che non rispondevano più al telefono. Secondo le ultime informazioni, l’anziana, ex commerciante, soffriva di Alzheimer e spesso non riconosceva i suoi cari; lui era un ex elettricista. Quest’ultimo, forse, era stanco di vedere soffrire la moglie, o probabilmente temeva che, dopo la sua morte, fosse costretta a restare sola.

Ennesimo omicidio-suicidio tra le mura domestiche

Un altro omicidio-suicidio tra le mura domestiche in Italia. Aveva 88 anni anche l’anziana che, 4 anni fa, venne uccisa dal marito in casa, a Firenze. Anche lei era malata di Alzheimer. A differenza dalla tragedia avvenuta nelle ultime ore a Torino, il marito toscano non si suicidò. Giorni fa, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 7 anni e 8 mesi di reclusione per l’anziano. Non è stata concessa l’attenuante di aver agito per motivi di particolare valore etico. Gli ermellini hanno stabilito che ancora sull’eutanasia non c’è ‘un generale apprezzamento positivo’, per di più sussistono ‘ampie correnti di pensiero che la contrastano’. Per tale ragione hanno ritenuto di non concedere la suddetta attenuante.

L’anziano di Firenze, come quello di Torino, non riusciva più a sopportare le sofferenze quotidiane della moglie. Il legale dell’anziano toscano aveva chiesta alla Cassazione di valutare il valore universalmente condiviso di ‘di porre fine alle sofferenze della persona, conformemente ai suoi desideri espressi in vita, rimarcandosi, al riguardo, le differenze con l’eutanasia’ poiché in tal caso ‘sussisteva l’ulteriore elemento’ di aver eliminato le ‘sofferenze di un soggetto amato’.

Gli avvocati dell’omicida toscano, inoltre, avevano menzionato i casi europei e le nazioni che hanno legalizzato l’eutanasia, snocciolando i dati emersi da un sondaggio Eurispes che esprimono il favore di gran parte degli italiani per l’eutanasia.

Ermellini inflessibili

Secondo i legali dell’anziano toscano che uccise la moglie malata di Alzheimer l’Inghilterra ha previsto nell’ordinamento l’aiuto al suicidio per pietà di una persona che soffre, prevedendo sanzioni meno gravi. Nessun argomento, nessun esempio, nessuna citazione è bastata per una rideterminazione del caso da parte della Suprema Corte.

I giudici della Cassazione hanno sottolineato che bisogna ‘escludere che la consapevolezza della carenza di pubbliche strutture idonee a coadiuvare la famiglia nell’assistenza di congiunti gravemente malati, e senza possibilità di guarigione, commista alla preoccupazione di gravare sulla vita di altri congiunti, pure se moralmente e giuridicamente obbligati verso la persona malata, possa generare, secondo la coscienza etica prevalente nella collettività, la spinta volta a sopprimere la vita dell’infermo quale motivo di particolare valore morale e sociale’.

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