Cronaca

Spelacchio è morto: Roma ha gettato al vento 48mila euro

Spelacchio Roma morte ComuneIl tanto contestato ‘Spelacchio’, albero arrivato a Roma dal Nord Italia per abbellire Piazza Venezia, è morto. E’ stato lo stesso Comune di Roma ad annunciare la morte dell’abete rosso spesso deriso, ultimamente, da molti internauti. L’amministrazione capitolina ha rivelato, ai microfoni del Corriere, che l’abete è senza radici ma ‘è ‘la prassi per qualsiasi albero installato nelle piazze delle città italiane durante le festività’.

Eppure Spelacchio era partito in buona salute

La Magnifica comunità di Fiemme, rifornitore ufficiale di alberi di Natale del Comune di Roma, assicura che Spelacchio era in ottima salute quando aveva iniziato il suo viaggio verso Roma.

Secondo l’azienda del Nord Italia, gli alberi, prima della consegna, vengono scelti secondo criteri estetici molto rigorosi.

Uno degli esperti della Magnifica comunità di Fiemme ha detto al Corriere che, come sempre, l’abete era stato tagliato, legato e portato a Roma; poi rimesso in piedi, a Piazza Venezia, ed adornato.

Perché Spelacchio è morto?

Stefano Cattoi, membro dell’Ufficio tecnico forestale, ha asserito che qualcosa di diverso, qualcosa di imprevisto, è accaduto perché solitamente un abete riesce a sopravvivere senza radici fino a un mese e mezzo. Perché dunque Spelacchio è deceduto?

Adesso nella bufera è finita Ecofast Sistema, azienda che si occupa del trasporto degli alberi dal Nord Italia a Roma e cura 3 aree verdi della Capitale.

La Ecofast Sistema, intervistata dagli inviati del Corriere, non ha saputo fornire spiegazioni riguardo la morte repentina di Spelacchio.

Il povero Spelacchio, non appena arrivato a Roma, era subito finito sulla graticola mediatica, suscitando una forte ironia social. Se n’erano sentite di tutti i colori. Molti avevano colto l’occasione per attaccare la sindaca Raggi.

Dopo l’arrivo di Spelacchio a Roma, si erano sfogati anche autorevoli giornali, come Il Tempo, parlando di Natale sottotono a Roma. Il Tempo, riferendosi all’albero della Val di Fiemme messo al centro di Piazza Venezia, aveva parlato di un fusto ‘triste’ e ‘povero’.

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