Stanza della flebo: ecco perché la moda delle star è pericolosa

By | 1 febbraio 2018

Stanza-flebo-celebrità-rischiC’è chi la usa per tirarsi su, per essere più energico, e chi per contrastare il jet lag, ovvero quel malessere che colpisce quando si cambia fuso orario. La stanza della flebo è diventata una specie di moda tra le star; sembra che celebrità del calibro di Rihanna, Bella Hadid, Cara Delevingne e Rita Ora gradiscano farsi iniettare direttamente nel sangue vitamine ed altri nutrienti mediante una flebo endovenosa. La Elixir Clinic, ad esempio, offre 17 trattamenti diversi, ognuno con un diverso cocktail di vitamine e minerali, grazie ai quali si può combattere il colesterolo e perfino i postumi di una sbornia. Secondo i ricercatori della Elixir Clinic le stanze della flebo aiutano anche a far ricrescere i capelli. I pazienti però devono sottoporsi regolarmente alle infusioni per ottenere risultati migliori.

Moda o follia?

Per molti le stanze della flebo sono una moda, per altri una follia. Le terapie a base di vitamine e integratori, per gran parte dei medici, non sono solamente inutili ma anche pericolose.

Quanto costano le terapie nelle stanze della flebo? Da 80 a 875 euro. Lo ha dichiarato Noah Rosen, direttore dell’Headache Center del Northwell Health’s Neuroscience Institute, secondo cui è proprio il prezzo un elemento importante delle terapie con la flebo.

‘Più si spende migliore è il placebo. Per forza le persone dopo la flebo si sentono meglio, hanno appena speso 100 dollari per questo motivo’, aggiunge Rosen.

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Ci si tonifica davvero con le flebo di vitamine? In realtà non sussistono prove scientifiche della loro efficacia e inoltre possono essere insidiose.

Rischio embolia

‘Se fatte impropriamente le flebo possono provocare un’embolia, o il liquido può andare nei tessuti. Inoltre possono esporre le persone a infezioni, e se non si fa attenzione alla velocità di infusione si può distruggere il bilancio degli elettroliti, il che potenzialmente può causare rigonfiamento del cervello, insufficienza cardiaca o danni ai reni’, ha spiegato Stanley Goldfarb della University of Pennsylvania (Usa).

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