Cronaca

Stefano Cucchi picchiato da 2 carabinieri in borghese: rivelazione del teste

cucchi-teste-aula-carabinieriUna testimonianza forte e importante quella resa oggi da Luigi Lainà in aula, nel corso del processo bis sul caso di Stefano Cucchi, il ragazzo morto il 20 ottobre del 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dopo essere stato arrestato per possesso di qualche grammo di hashish e cocaina in via Lemonia, nelle vicinanze del Parco degli Acquedotti. Forse quello che ha detto Lainà molti già lo sapevano, o comunque lo intuivano. Luigi ricorda bene le parole di Stefano perché era con lui in carcere, a Regina Coeli. Parole che forse Luigi non dimenticherà mai.

Cucchi ‘gonfio come una zampogna’

“Quando ho visto Stefano la prima volta stava ‘acciaccato’, era gonfio come una zampogna, aveva ematomi sul viso e sugli zigomi, era viola, perdeva sangue da un orecchio, non parlava bene e non riusciva neanche a deglutire. Quando gli ho visto la schiena sembrava uno scheletro, un cane bastonato, roba che neanche ad Auschwitz’. La confessione davanti ai giudici di Lainà renderà ancor più difficile la situazione dei 3 carabinieri imputati per abuso di autorità e omicidio preterintenzionale. Rischiano grosso Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco e Alessio Di Bernardo. Il maresciallo Roberto Mandolini e Tedesco sono accusati di calunnia e falso. Il carabiniere Vincenzo Nicolardi, invece, deve rispondere di calunnia.

Lainà e Cucchi si incontrarono nel Centro clinico del carcere nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009. Luigi ha dichiarato davanti ai giudici: “Mi disse che si erano (i carabinieri, ndr) ‘divertiti’ con lui perché volevano farlo parlare, volevano sapere della provenienza della droga ma lui non parlò, non volle fare la spia. E per questo, secondo me, è stato un grande”.  Lainà ha aggiunto che Stefano gli disse di essere stato malmenato brutalmente da due carabinieri in borghese, dopo l’arrivo nella prima caserma. Poi arrivò un altro militare, in divisa, che intimò ai colleghi di non percuoterlo più.

‘Nessuno ha diritto di pestarci’

Fu proprio Lainà a contattare il direttore del Centro clinico, Pellegrino Petillo, che, dopo aver visitato Cucchi e constatato le sue pessime condizioni fisiche, decise di trasferirlo all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il teste, alla fine, ha detto ai giudici: ‘Noi detenuti sbagliamo e per questo paghiamo col carcere ma nessuno ha diritto di pestarci’. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha sottolineato la drammaticità del racconto del testimone, della persona che riuscì a constatare le sofferenze del fratello. ‘Per anni si è parlato di lesioni lievi, lui stava malissimo invece, e quel dolore è aumentato ora dopo ora, fino a farlo morire. In questi anni è stato tutto astratto, sembrava che mio fratello fosse morto senza una ragione; da oggi si comincia a capire cosa è effettivamente successo’, ha spiegato Ilaria Cucchi.

Stefano Cucchi venne arrestato dai carabinieri perché possedeva qualche grammo di cocaina e 28 grammi di hashish. Dopo una notte in caserma, le condizioni fisiche del geometra romano erano peggiorate. Stefano, misteriosamente, il giorno seguente aveva numerose ecchimosi e lesioni sul corpo e sul volto. Lesioni ed ematomi che, evidentemente, non impressionarono il gip, che convalidò l’arresto, fissando una nuova udienza. Nel frattempo Stefano venne portato nel carcere romano di Regina Coeli.

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