Tangenti in tribunale, funzionario arrestato in flagrante

By | 29 settembre 2017

Vicenza, funzionario tribunale arrestato per corruzioneIn Italia le mazzette vengono corrisposte anche in tribunale. La corruzione è una delle più gravi piaghe italiane ed episodi come quello che si è registrato di recente a Vicenza lo sottolineano. I poliziotti hanno arrestato in flagrante il funzionario Stefano Titomanlio, 54 anni, e l’ingegnere Antonio Nicastro. Quest’ultimo, titolare di uno studio tecnico, è stato beccato nell’ufficio del funzionario mentre gli versava una mazzetta da 500 euro. Gli investigatori sorvegliavano da molto tempo Titomanlio, soggetto noto anche nel mondo dello sport, in quanto era stato guardialinee della serie A e B, in passato; oggi invece si vede spesso in programmi sportivi trasmessi da un canale vicentino. Secondo Claudia Brunino, pm che dirige le indagini, non è la prima volta che il funzionario intasca denaro in cambio di favori. Titomanlio è attualmente impiegato nella sezione Lavoro dell’ufficio esecuzioni immobiliari del tribunale di Vicenza. Il trascorso del 54enne bassanese non è esente da episodi ambigui: 11 anni fa, ad esempio, era stato condannato a 3 anni di reclusione nell’ambito dell’affaire Calciopoli.

Do ut des nei tribunali italiani

In Italia si versano mazzette anche nei tribunali. Gli agenti sono rimasti di stucco, nelle ultime ore, quando hanno visto l’ingegner Nicastro versare 500 euro a Titomanlio. Un ‘do ut des’ che ricorre anche negli uffici del tribunale di Vicenza. La Procura dice che le indagini sono ancora nelle fasi iniziali e molte persone sono indagate.

Il funzionario del tribunale di Vicenza, Stefano Titomanlio, è stato spesso invischiato in vicende ‘torbide’, in casi di corruzione. Le condanne degli ultimi anni, a quanto pare, non sono servite a nulla. Il 54enne avrebbe continuato ad intascare tangenti in cambio di favori.

L’inchiesta pubblicata da ‘L’Espresso’

La corruzione nei tribunali non è una storia nuova in Italia. Si sono spesso registrati episodi nauseanti anche negli uffici degli stessi magistrati. Dettagli sconvolgenti, ad esempio, erano emersi da un’inchiesta sulla corruzione tra le toghe pubblicata da ‘L’Espresso’ 4 anni fa. Era stato scoperto che molti giudici italiani, in cambio di denaro, rinviavano le udienze, alteravano le sentenze, fornivano informazioni che sarebbero dovute restare segrete, e assumevano altri atteggiamenti corruttivi. Varie le città della corruzione, come Bari e Napoli, e varie le modalità corruttive: un sorvegliato speciale di Bari che bramava il rilascio della sua patente aveva, ad esempio, inviato champagne e aragoste a un magistrato. Un altro giudice, invece, avrebbe chiesto 1.500 euro per procrastinare l’udienza. Giudici, ovvero soggetti che già percepiscono un lauto compenso per non essere indotti in ‘tentazione’, per non cedere ai corruttori. Invece, purtroppo, i magistrati corrotti, in Italia, sono molti.

Il malcostume sussiste anche in molti uffici e aule giudiziarie italiane. Dall’inchiesta pubblicata da ‘L’Espresso’ si era scoperto che un avvocato e un giudice erano stati arrestati per aver chiesto 8.000 euro a un benzinaio in causa con un colosso petrolifero. Un giudice di pace di Udine, invece, era finito alla sbarra per aver messo la firma a falsi decreti di dissequestro, con la connivenza di un militare della Gdf e di un avvocato.

L’Espresso, senza circonlocuzioni, aveva scritto che i tribunali ‘da luoghi deputati alla ricerca della verità e alla lotta contro il crimine sono diventati anche occasione per business illegali’.

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