Tiziana Cantone, Facebook gelato dai giudici di Napoli

By | 4 novembre 2016

Duro colpo per Facebook. I giudici del Tribunale civile di Napoli Nord hanno stabilito che sul popolare social network non sarebbero dovuti più comparire link ed altri dettagli relativi a Tiziana Cantone nel momento in cui ne era stata acclarata l’illegalità. Tiziana, 33enne di Mugnano (Napoli), si è suicidata dopo essersi accorta che molti filmati ‘piccanti’ che la vedevano protagonista erano finiti in Rete.

Respinto il reclamo di Facebook Ireland

I giudici di Napoli hanno asserito che Facebook avrebbe dovuto rimuovere prontamente link e informazioni relativi a Tiziana nonostante non sussistesse nessun ordine giudiziario o amministrativo. E’ questa la ragione per cui è stato respinto in parte il ricorso presentato da Facebook Ireland. La giustizia, stavolta, ha dato ragione alla mamma della Cantone, Teresa Giglio. Questa, comunque, è insoddisfatta e desolata. Ieri, nel corso di un’intervista a ‘Mattino Cinque’, la signora Teresa ha detto che Tiziana “è stata uccisa per l’ennesima volta”. La madre della trentenne si è riferita alla richiesta di archiviazione fatta ieri, 3 novembre 2016, dal pm per i 4 uomini che vennero querelati dalla ragazza dopo la diffusione dei video ‘spinti’.

Quello che è successo a Tiziana potrebbe accadere a chiunque

Nel corso dell’intervista a ‘Mattino Cinque’, la mamma della Cantone ha sottolineato che la figlia era una brava ragazza ma la diffusione di quei filmati aveva infangato la sua reputazione. Tiziana è stati ferita nel suo amor proprio. Un’amica della Cantone ha affermato che tutto quello che è accaduto a Tiziana potrebbe accadere a chiunque: ciò che la sconcerta, inoltre, è il fatto che finora nessuno abbia pagato. Per i giudici, però, non sussisterebbero i presupposti per l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei 4 soggetti querelati da Tiziana. L’inchiesta sull’induzione al suicidio, invece, continua.

Ci sono molti punti da chiarire sulla vicenda. La stessa Tiziana ritirò la querela, dicendo di non essere sicura se, effettivamente, quei 4 uomini avessero diffuso i video ‘piccanti’. Forse la donna temeva di essere accusata di calunnia.

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