Torna lo spettro della Mucca Pazza: donna grave a Padova

By | 29 giugno 2017

Mucca pazza, presunto caso a Padova: bisogna preoccuparsi?L’incubo del morbo della mucca pazza torna in Italia dopo il ricovero di una donna a Padova. I sintomi della signora, che versa in gravi condizioni all’ospedale Sant’Antonio, sarebbero proprio quelli della malattia di Creutzfeldt-Jakob, letale per gli uomini. L’anziana, 75 anni, era stata portata all’ospedale padovano con problemi motori e cognitivi. Il personale sanitario, dopo averla visitata, ha ritenuto trasferirla all’ospedale di Verona, dove è stata diagnosticata la terribile patologia. Per essere sicuri al 100% che la donna sia stata colpita dal morbo della Mucca Pazza, però, bisogna attendere l’esito dell’esame autoptico che, ovviamente, presuppone la morte della paziente.

Le condizioni della paziente veneta peggiorano

Man mano che passano i giorni, le condizioni della 75enne veneta ricoverata con sintomi tipici del morbo della mucca pazza peggiorano. Non riesce a camminare e la sua memoria è diminuita parecchio. Sono effetti caratteristici della malattia di Creutzfeldt-Jakob. La scorsa settimana, invece, è deceduta a Pistoia una 76enne che era stata ricoverata qualche mese fa con gli stessi sintomi dell’anziana veneta. I parenti stanno attendendo l’esito dell’autopsia. Un altro presunto caso di mucca pazza, inoltre, si sarebbe registrato a Roma, dove lo scorso febbraio è morto un 62enne.

La degenerazione del cervello

Il morbo della mucca pazza o encefalopatia spongiforme bovina torna a far paura in Italia. Si tratta di una sindrome relativamente ‘giovane’ che causa la degenerazione del cervello. Colpisce i bovini ma può essere trasmessa agli esseri umani. La prima diagnosi risale agli anni ’80. A dispetto del nome, la sindrome è trasmissibile agli altri animali, come gli ovini. Forse non tutti sanno che le prime infezioni del morbo furono successive ai contagi tra ovini. Tanti animali vennero smaltiti negli stabilimenti dove si producevano farine animali. In poche parole, con le carcasse degli ovini morti venivano prodotti mangimi per altri animali. Fu proprio tale trend a favorire la rapida diffusione del morbo della mucca pazza. Quando si registrarono i primi casi di bovini tremolanti si cercò di sottovalutare la problematica. Nessuno immaginava che tale patologia si potesse trasmettere dagli ovini ai bovini. Il morbo della mucca pazza, invece, può essere trasmesso dagli ovini ai bovini e da questi all’uomo. Solamente nel 1988, in Gran Bretagna, venne introdotto il divieto di usare farine di ruminanti per nutrire altri ruminanti. Tale divieto venne esteso in tutte le nazioni europee nel 1994.

Il morbo della mucca pazza ha colpito finora oltre 180.000 animali, specialmente in Gran Bretagna. Casi, comunque, si sono registrati anche in nazioni come Francia, Svizzera, Belgio e Italia. Sembra ormai assodato che alla base della diffusione della malattia ci sia l’utilizzo di farine animali contaminate provenienti dal Regno Unito. Gran parte degli esperti concordano nel fatto che alla base della trasmissione della malattia non vi sia un virus o un batterio ma il prione, un frammento proteico e infettivo che è difficile da debellare. Sembra che riesca a resistere anche alla cottura dei cibi. Il prione altera una proteina esistente nei tessuti nervosi e si accumula nel cervello a mo’ di placche.

I sintomi tipici del morbo della mucca pazza sono psichici e fisici, nonché analoghi negli animali e nell’uomo. Le persone colpite dalla malattia iniziano ad essere ansiose e depresse, non riuscendo più a camminare. A un certo punto interviene la paralisi, poi la morte. Attualmente non esiste una terapia. Chi viene colpito dal morbo della mucca pazza, insomma, ha buone probabilità di morire in tempi brevi.

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