Cronaca

Varese, turista coreana cade dall’hotel Ibis: gettata dal marito ubriaco

Mistero a Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove una turista coreana di 47 anni è precipitata dalla finestra di una stanza dell’hotel Ibis. La donna è volata dal primo primo della struttura ed è deceduta. Gli investigatori non escludono nessuna ipotesi. La coreana era arrivata in Italia con un gruppo di connazionali, che alloggiavano nello stesso albergo, poco distante dall’aeroporto di Malpensa. La 47enne alloggiava nella camera assieme al marito, che all’arrivo del personale del 118 e delle forze dell’ordine era in stato di ebbrezza. Il tragico episodio è avvenuto mercoledì scorso. L’uomo, inizialmente, non era stato fermato. Poliziotti e carabinieri hanno voluto effettuare accertamenti prima di adottare provvedimenti. In particolare, i carabinieri di Gallarate e Varese e il procuratore di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, stanno effettuando indagini minuziose nell’hotel Ibis. Sul corpo della coreana sono stati rilevati ematomi e ferite compatibili con la caduta. E’ da escludere, dunque, che la donna sia stata picchiata dal marito ubriaco. Gli investigatori, per ricostruire la dinamica, hanno sentito sia il personale dell’hotel che diversi clienti. Un cliente portoghese ha rivelato:

“Per tutta la notte c’è stata una gran confusione, ieri sera ho assistito all’intervento dei soccorritori e subito si è diffusa la voce che era morta una donna”.

I responsabili dell’albergo, invece, sono stati laconici:

“Ci sono indagini in corso, non possiamo dire nulla”.

Il marito della 47enne, un uomo di 51 anni, dopo numerosi accertamenti è stato messo in manette con l’accusa di omicidio volontario. Alcuni clienti dell’albergo hanno riferito che, prima della tragedia, i due coreani stavano litigando; poi hanno sentito la donna urlare. L’uomo, probabilmente su di giri per aver bevuto molto alcol, ha lanciato la moglie dalla finestra. I carabinieri, una volta arrivati presso l’hotel Ibis, hanno iniziato a compiere i primi accertamenti, portando il marito della vittima in caserma. Dopo un lungo interrogatorio, il 51enne è stato arrestato. Ora si trova nel carcere di Busto Arsizio. Un altro femminicidio si è consumato in Italia. Stavolta, però, la vittima non è italiana ma coreana. Il bilancio delle vittime di femminicidio rappresenta un vero bollettino di guerra. Nei primi 3 mesi del 2016 hanno perso la vita ben 20 donne per mano dei loro fidanzati, mariti, compagni, figli, amanti, nipoti o conoscenti. Mercoledì scorso, invece, una donna è stata uccisa dal marito a Varese. E’ stato un 51enne coreano, ubriaco, a lanciare la moglie dalla finestra al termine di un violento litigio. Dall’inizio dell’anno, dunque, hanno perso la vita molte donne. Persone che non avrebbero mai immaginato di perdere la vita così, per mano di persone che, improvvisamente, sono diventate mostri. Le cause del femminicidio sono diverse ma hanno un comune denominatore: la brutalità del genere maschile, irrispettoso del ‘gentil sesso’. E’ stato cinico e spietato anche il coreano che a Varese non ha avuto remore nel lanciare la moglie dalla finestra.

Si sta parlando molto del dramma avvenuto all’hotel Ibis di Cardano al Campo, ma si è discusso molto di altri episodi di femminicidio, come quello che ha avuto protagonista Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata dall’acido dall’ex compagno. Sembra però che le discussioni non servano molto ad arginare un fenomeno preoccupante. C’è bisogno di un maggior rispetto delle donne, c’è bisogno di rispettare il prossimo. Ecco, quello che sta svanendo in questa complicata e stramba società è il rispetto degli esseri umani, anzi degli esseri viventi. Si maltratta, si offende, si uccide facilmente, con una leggerezza disarmante. Basta con le offese, stop alle botte e ai soprusi ai danni del ‘gentil sesso’. Tutti noi dobbiamo fare il possibile per annullare la cultura che subordina le donne agli uomini. Molti uomini, come Paolo Pietropaolo, si pentono dopo aver commesso un femminicidio. Non basta, devono “pagare il conto”. Pietropaolo diede fuoco alla compagna incinta e dopo, mortificato, disse di aver fatto una “cazzata”. Siamo stufi delle “cazzate” commesse dal ‘sesso forte’.

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