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Sicurezza antincendio negli uffici: gli obblighi che le aziende continuano a ignorare

Sicurezza antincendio negli uffici: gli obblighi che le aziende continuano a ignorare

L'estintore è quello rosso vicino alla macchinetta del caffè. Molti dipendenti sanno indicarlo con un gesto vago della mano, pochi saprebbero dire quando è stato controllato l'ultima volta. Non è pigrizia, è normale distrazione da vita d'ufficio: si pensa alla riunione delle dieci, alla scadenza del progetto, non a un rischio che statisticamente non si materializzerà mai. Salvo che, dietro questa distrazione collettiva, esiste una rete fitta di obblighi normativi che molte aziende italiane - specie quelle piccole e medie - trattano ancora come una scocciatura da rimandare a fine anno.

Cosa dice la normativa sulla sicurezza antincendio negli uffici

Le regole sono cambiate parecchio, e non da poco. Il Decreto Ministeriale del 2 settembre 2021 ha riscritto da zero le regole tecniche di prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, sostituendo un impianto che risaliva al 1998. Cambia soprattutto l'impostazione: non più un elenco di adempimenti da spuntare una volta, ma un processo continuo di gestione del rischio. Valutazione, prevenzione, protezione attiva e passiva, gestione dell'emergenza. Tutto collegato, tutto da mantenere nel tempo.

Per chi guida un'azienda, la conseguenza pratica è che il livello di rischio attribuito all'attività - basso, medio, alto secondo i parametri del decreto - determina cosa serve davvero: quanti addetti formare, quali dotazioni installare, con che frequenza controllare. Gli uffici rientrano quasi sempre nella fascia bassa o media, ma "basso" non vuol dire "nessun obbligo". Serve comunque nominare addetti antincendio formati, redigere un piano di emergenza, mantenere le vie di fuga libere e segnalate. Sulla carta è tutto lineare. Nella pratica quotidiana, molto meno: scatoloni lasciati davanti a un'uscita di sicurezza perché non c'era altro spazio, una porta tagliafuoco bloccata con un fermaporta perché altrimenti si chiude in faccia a chi passa, una planimetria di evacuazione mai aggiornata dopo che l'ufficio ha cambiato disposizione tre volte.

La manutenzione degli estintori, e quanto viene rimandata

C'è un punto specifico su cui la disattenzione si concentra più che altrove: i controlli periodici. La norma UNI 9994 impone verifiche semestrali sugli estintori portatili, da parte di personale qualificato, con registrazione su un apposito registro dei controlli. Documento che, in caso di ispezione dei Vigili del Fuoco o dell'ispettorato del lavoro, è la prova materiale che qualcuno ha fatto il proprio dovere. Molte realtà di dimensioni contenute, senza una figura interna dedicata alla sicurezza, si accontentano di un'occhiata sporadica. Niente registro, niente tracciabilità.

Le conseguenze si misurano su due piani diversi. Il primo è quello sanzionatorio, e può pesare parecchio sul bilancio di una piccola impresa. Il secondo, meno discusso ma più serio, riguarda il funzionamento reale del dispositivo nel momento del bisogno. Una bombola con pressione calata, una valvola inceppata da mesi di inattività, una carica scaduta senza che nessuno se ne sia accorto: sono dettagli tecnici invisibili nella routine e decisivi nell'emergenza. La differenza tra un principio d'incendio spento in trenta secondi e un danno esteso a tutto il piano.

Corsi di aggiornamento saltati, addetti introvabili

Il secondo punto debole riguarda la formazione. Il D.Lgs 81/08 impone corsi specifici per gli addetti antincendio, con durata differenziata secondo il livello di rischio, e scadenze di aggiornamento ridefinite proprio dal decreto del 2021 - quinquennale per il rischio basso. Sulla carta è chiaro. Nella realtà delle aziende, tra turnover del personale e assenza di un sistema che tenga traccia delle scadenze, il conto si perde facilmente.

Chi lavora nella consulenza sulla sicurezza sul lavoro racconta che gran parte delle non conformità rilevate durante le verifiche riguarda esattamente questo: addetti nominati anni prima, mai aggiornati, in certi casi nemmeno più in forza all'azienda. È un vuoto silenzioso, che espone l'impresa dal punto di vista legale ma che soprattutto lascia i colleghi senza qualcuno che sappia davvero come muoversi se qualcosa va storto.

Edifici vecchi, impianti pensati per un'altra epoca

C'è poi un capitolo che riguarda specificamente gli edifici datati, riadattati a ufficio senza un intervento strutturale completo. Un ex capannone diventato open space, una palazzina dei primi del Novecento con un piano ceduto a un'attività commerciale: contesti dove impianti elettrici, materiali costruttivi e distribuzione degli spazi non sono nati pensando alla prevenzione incendi come si intende oggi. In questi casi la valutazione del rischio richiede più attenzione del solito, e spesso interventi mirati su compartimentazione, resistenza al fuoco delle strutture, sistemi di rilevazione automatica dei fumi.

È un terreno su cui da tempo operano realtà specializzate come Cristoffanini.it, attive nella fornitura di prodotti, manutenzione e consulenza per la sicurezza antincendio - un ambito che in Liguria fa i conti con un patrimonio edilizio particolarmente disomogeneo, tra centri storici stretti e densi e aree industriali riconvertite negli ultimi decenni.

Alla fine, è una questione di conti che tornano

Il punto, in sostanza, si riduce a un calcolo che molte aziende evitano finché possono. Un contratto di manutenzione regolare, un corso aggiornato, un piano di emergenza rivisto ogni volta che cambia la disposizione degli uffici: costa meno di una sanzione, meno di un fermo attività disposto dai Vigili del Fuoco, meno - nello scenario peggiore - di un danno che qualche controllo in più avrebbe potuto contenere. Resta il fatto che finché l'incendio resta un'ipotesi remota, rimandare continuerà a sembrare la scelta più comoda. Almeno fino al giorno in cui non lo è più.