Emicrania infantile: diagnosi corretta arriva troppo tardi

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Un giovane under 12 su dieci soffre di emicrania. Nonostante la percentuale alta, la giusta diagnosi arriva solamente dopo un biennio dalle prime avvisaglie. Si è dibattuto sul delicato argomento durante un convegno organizzato a Capri.

Gli esperti sostengono che genitori e pediatri possono fare la differenza quando si parla di emicrania infantile, riducendo non poco le sofferenze dei bimbi.

“Il genitore dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania. La familiarità, infatti, aumenta del 40 per cento il rischio, e del 70 per cento se a soffrirne sono entrambi i genitori… La prima cosa che chiediamo ai genitori è di tenere un diario delle crisi. Se si supera il limite di quattro attacchi al mese interveniamo. Dal punto di vista della terapia stiamo ottenendo buoni risultati con la Ginkgolide B insieme con coenzima Q10, vitamina B12 e magnesio, tutte sostanze naturali, mentre in casi più gravi si possono usare gli antidolorifici a minore impatto. Ci sono poi dei cambiamenti di stili di vita, a cominciare dall’eliminazione di alcuni cibi, che possono aiutare. L’importante è non affidarsi al ‘fai da te’, come fanno ad esempio certe mamme che danno al figlio i loro stessi farmaci”, ha spiegato il dottor Bruno Colombo.

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