Idromele

By | 7 ottobre 2013

Idromele, antichissima bevanda degli dei

La parola idromele deriva dal greco: idro che sta per acqua  e  mele, che sta appunto per miele.
La ricetta è dunque semplicissima: acqua più miele, ed è noto che già i cretesi conoscessero le tecniche di realizzazione dell’idromele, ancora prima del vino; da Creta l’idromele si diffuse anche in Grecia, ma sono poche le testimonianze sul suo uso nei banchetti e nei simposi (feste di carattere privato durante la quale l’assunzione di vino era l’elemento centrale), poiché per l’alto costo di produzione non si diffuse come il vino, che invece divenne la bevanda più utilizzata presso i circoli aristocratici e le feste pubbliche, tanto da avere un personale dio, Dioniso, il quale fu lui a farne dono all’uomo come antidoto contro il lavoro e la fatica.

L’idromele da bevanda preziosa restò relegata a particolari riti e pratiche religiose; ricordiamo che l’ambrosia, ricavata sempre dal miele era considerata il nettare, ovvero il cibo principale, degli dei e che scendeva giù dal capo di Zeus, quando questi lo chinava per pietà verso gli uomini. E dunque agli dei spesso veniva offerta dagli uomini che richiedevano particolari benedizioni e aiuti.

Dalla Grecia l’idromele si diffuse verso il nord-europa e lì divenne bevanda primaria per gli uomini, e soprattutto per i guerrieri che ne facevano l’argo uso prima di ogni battaglia.
La sua fortuna deriva dal fatto che il clima in prevalenza freddo e secco dell’Europa centrale, ma soprattutto settentrionale non favorisce un ottimo sviluppo della vite, che resta sostanzialmente relegata al clima Mediterraneo.
Le popolazioni celtiche e le tribù germaniche, per non parlare delle danesi e ancora più a settentrione della scandinave vi trovarono un ottimo rimedio contro il freddo e ancor più contro la paura della morte, che attanagliava ciascuno in guerra, ma al contempo ne ottundeva i sensi e rendeva più baldanzosi. Anzi con la maggiore aggiunta di miele a discapito dell’acqua se ne aumentava il grado alcolico.
Anche oggi l’idromele sembra abbia mantenuto la sua caratteristica storica, ovvero una bevanda sì conosciuta e consumata, ma davvero poco diffusa.

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