Istruzione

Napoli, Diserzione Scolastica Record: 67 Genitori Denunciati

Dispersione Scolastica Record a NapoliA Napoli sono stati denunciati 67 genitori per violazione dell’art. 731 del codice penale. In sostanza, non mandavano i figli a scuola

 

A denunciare le famiglie sono stati i carabinieri del ‘quartiere 167’, a Napoli, durante diverse indagini mirate a scoprire eventuali casi di diserzione scolastica. Le denunce sono relative a bimbi e ragazzini nati tra il 2000 e il 2009 che vivono a Scampia. Pare che 41 minori non si siano mai recati a scuola. E’ incredibile! Molti bimbi, invece, si sono recati a scuola pochissime volte. La maggior parte dei minori che non ha mai visto la scuola vive nelle ‘Vele’ di Scampia e nel campo nomadi di Secondigliano.

Non se ne parla molto, eppure la diserzione scolastica è una delle piaghe italiane, che affligge specialmente le regioni meridionali. Troppi bimbi non vengono mandati a scuola dai genitori per farli, spesso, delinquere. Insomma, in molte zone si diventa criminali presto; del resto cultura e malavita sono concetti discordanti. Si dovrebbe riflettere maggiormente sulla problematica della dispersione scolastica, perché, anche se a molti potrebbe sembrare strano, è la fonte di molti problemi che assillano l’Italia. Le famiglie e le scuole devono assolutamente agire per arginare questo dilemma italiano. E’ inammissibile che bimbi di 9 o 10 anni non abbiamo mai messo piede nelle scuole. Non ce lo possiamo permettere.

Molte famiglie, quasi sempre di bassa cultura, decidono di non far frequentare ai figli la scuole dell’obbligo perché ritengono che sia tempo perso. Non sanno che così facendo stanno rovinando la vita dei piccoli. Nonostante l’operosità delle forze dell’ordine nel contrasto della diserzione scolastica, ancora ci sono troppi ragazzini che non vengono mandati a scuola. Ciò significa che bisogna fare di più. Le istituzioni devono ideare un’altra strategia contro l’abbandono scolastico perché, altrimenti, tutti gli sforzi fatti finora rischiano di svanire. Bisogna garantire ai bimbi l’epoca della fanciullezza e non proiettarli così presto nel mondo del lavoro. C’è tempo per lavorare: a 10 anni si deve studiare.

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