Posto fisso nelle Pubbliche amministrazioni per testimoni di giustizia

By | 19 dicembre 2014

Posto fisso nelle Pubbliche amministrazioni per tutti i testimoni di giustizia. Così intitoliamo questo articolo, almeno stando alle recenti parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Pare che i testimoni di giustizia, così come le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, saranno inseriti in un programma di assunzioni nella Pubblica Amministrazione.

Angelino Alfano ha raggiunto un’intesa con Marianna Madia, ministro della Funzione pubblica, ed ha siglato un regolamento ad hoc.

“Un provvedimento che va nella direzione di assicurare a chi ha offerto un contributo essenziale alla giustizia il necessario e doveroso riconoscimento dello Stato. Sarà possibile per questa categoria di persone, parificate per questo aspetto alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, accedere ad un programma di assunzione in tutte le pubbliche amministrazioni, dello Stato e degli enti locali”, ha asserito Alfano.

Chi sono i testimoni di giustizia? Coloro che hanno trovato il coraggio di denunciare un reato subito o a cui hanno assistito.

Molti parlamentari si sono complimentati con Alfano e la Madia per aver contribuito a migliorare la vita dei testimoni di giustizia e dei loro familiari.

Davide Mattiello (Pd), membro delle Commissioni Giustizia e Antimafia,
ha detto: “con questo decreto si rafforza il principio di responsabilità dello Stato nei confronti di chi denuncia: una responsabilità che non di esaurisce con la fine dei processi o con la capitalizzazione. La strada per una complessiva riforma della materia è imboccata”.

Rosanna Scopelliti (Ncd) ha invece affermato: “Finalmente lo Stato sta dimostrando con i fatti di stare veramente al fianco di coloro che hanno il coraggio ed il senso civico di non sottostare in silenzio ai soprusi del crimine. Non è ancora il massimo, perché i testimoni di giustizia devono ottenere anche altre gratificazioni e tutele, ma è già un segnale che va verso l’esortazione del Capo dello Stato, e cioè che alle ingiustizie non si risponde con l’antipolitica ma con la buona politica”.

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