Cucina

Salsiccia del benessere è umbra: poco sale e niente conservanti

C’è troppo sale negli alimenti che arrivano sulle nostre tavole. Il pane, ad esempio, è una grossa fonte di sale che entra nel nostro organismo. In Umbria, per la prima volta, è stata creata la salsiccia del benessere, ovvero un salume con poco sale e senza conservanti.

In Italia si assume troppo sale

La salsiccia del benessere rappresenta la sintesi di gusto e salute ed è stata creata nell’ambito del programma di studio ed educazione alimentare ‘Città del ben… essere!!!’, avviato a Gubbio dalla Usl Umbria 1 e dal Centro Studi Nutrizione Umana. L’iniziativa gode del sostegno dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica. In Italia si consuma troppo sale, il doppio della quantità raccomandata dall’Oms. E’ stato accertato che consumare troppo sale aumenta non solo il rischio della pressione arteriosa ma anche di patologie gravi come cancro, ictus, infarto e osteoporosi. Per evitare che gran parte dei cittadini italiani rimanga colpita da tremende malattie, in futuro, sono stati avviati diversi programmi mirati a ridurre la quantità di sale negli alimenti. Ecco perché è nata, in Umbria, la salsiccia del benessere. In Umbria il pane è tradizionalmente ‘sciapo’ ma salumi e formaggi contengono molto sale; quindi si è pensato di intervenire su quest’ultimi alimenti, mantenendone inalterato il gusto e, nel contempo, riducendo la quantità di sale.

Salsiccia del benessere per evitare gravi patologie

Mutano, dunque, le usanze enogastronomiche umbre. La tipica salsiccia umbra, d’ora in poi, sarà meno salata e priva di pepe e conservanti. Insomma, quella umbra diventa la salsiccia del benessere. Il piano nazionale che prevede la riduzione del quantitativo di sale nel pane avrebbe avuto poca efficacia in Umbria, visto che in tale regione viene prodotto tradizionalmente pane ‘sciapo’. Il medico nutrizionista della USL Umbria 1, Guido Monacelli, ha detto che “si è deciso di intervenire sulla produzione di salumi ed anche di formaggi (quest’ultimi ancora in fase sperimentale) con la convinzione di poter ribaltare il luogo comune secondo cui il prodotto tipico è buono ma fa male”.

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