Scienze e tecnologia

Tsunami anche nel Mediterreaneo: Sicilia, Calabria e Salento a rischio

Non solo nei Paesi del mondo ‘affacciati’ sugli immensi oceani. Il rischio tsumani riguarda anche il chiuso  e in apparenza ‘rassicurante’ bacino del Mediterreaneo. Il pericolo che si possano verificare maremoti devastanti in Italia c’è e riguarda Sicilia orientale, Calabria ionica, golfo di Taranto e Salento.

Lo dice la prima mappa di pericolosità  degli tsunami generati da terremoti nel Mediterraneo, Atlantico nord-orientale e mari connessi, realizzata nell’ambito del progetto europeo ‘Tsu-maps Neam’, coordinato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

 

Tsumani nel Mediterraneo, ‘evento raro ma non impossibile’

Più del 30% delle coste mappate di cui l’Italia è solo una parte, possono subire tsunami con onde più alte di un metro ogni 2500 anni, secondo i risultati del progetto ‘Area Neam’. Si tratta, dunque, di un “evento raro ma non impossibile”, chiarisce il sismologo Alessandro Amato.

“Abbiamo realizzato una serie di mappe che fanno capire il grado di pericolosità, cioè la probabilità di avere un’inondazione in un certo periodo di tempo”, dice l’esperto.

Tsunami, l’Italia tra le zone più pericolose

In Italia, ritenuta una delle più pericolose tra le zone mappate, le aree più a rischio sono la Sicilia orientale e lo stretto di Messina, il Salento, la Calabria ionica e la Basilicata. Mentre nel Mediterraneo, terremoti più forti e di conseguenza tsumani più violenti, potrebbero accadere in corrispondenza dell’arco ellenico che va da Cefalonia a Rodi, dell’arco di Cipro che arriva fino al Libano, e di quello calabro.

Dal 2017, l’Italia si è dotata del Sistema d’allertamento nazionale per i maremoti di origine sismica, un servizio coordinato da Protezione Civile nazionale, Ingv e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che serve a intervenire prontamente e avvisare Paesi dell’area euro-mediterranea.

Il monitoraggio costante delle zone a rischio e  la tempestività dell’allerta sono fondamentali: negli ultimi 100 anni, secondo i dati dell’Ingv,  più di 260.000 persone sono decedute in 59 differenti tsunami. Con una media di 4.600 vittime per disastro, il bilancio tsunami supera quello di qualsiasi disastro naturale.

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