Violenza ostetrica, quando partorire significa subire umiliazioni

By | 20 settembre 2017

Violenza ostetrica temuta dalle donne italiane, paura e umiliazione in sala partoMolte donne, in occasione del parto, non sentono solo dolore ma sono costrette a subire anche umiliazioni dalle ostetriche, dalle infermiere e dai medici. Il tema è delicato ma attuale. Si parla di violenza ostetrica, un fenomeno di cui forse si parla troppo poco e a cui si dovrebbe dare più attenzione, anche perché il 21% delle donne che hanno figli under 14 dice di aver subito maltrattamenti verbali o fisici in occasione del parto. 4 su 10, inoltre, hanno detto che si sono sentite ferite nel loro amor proprio; in soldoni sono state umiliate. Ed ecco che uno dei momenti più belli della propria vita diventa un dramma. Sulla violenza ostetrica ha condotto un’accurata ricerca la Doxa, su commissione dell’Osservatorio per la violenza ostetrica in Italia e con la partnership delle associazioni CiaLapo Onlus e La Goccia Magica.

Violenza ostetrica, quei bimbi mai nati per colpa sua

Sono tante, dunque, le donne che hanno vissuto esperienze terribili durante il primo parto, esperienze che hanno disincentivato una seconda gravidanza. Stando alla recente ricerca Doxa, circa 20.000 bimbi, solamente in Italia, non sono nati per colpa della paura di subire nuovamente violenze ed umiliazioni in sala parto. Sembra inoltre che l’episiotomia, nota pratica per agevolare il parto, sia molto diffusa ancora oggi nei nosocomi. Strano, visto che la stessa Organizzazione mondiale della sanità l’ha bollata come pratica dannosa salvo rari casi. Sarà pure una pratica dannosa, ma in Italia è ancora forte il ricorso all’episiotomia e, per giunta, raramente viene richiesto il consenso alle gestanti.

Nel Sud e nelle isole si registra il maggior numero di casi di episiotomia; seguono Centro, Nord-Est e Nord-Ovest.

Per violenza ostetrica si fa riferimento a tutta una serie di comportamenti che, in ospedale, vengono vatti passare come normali ma, nella maggior parte dei casi, vengono percepiti come vere umiliazioni dalle donne in procinto di partorire. Molte puerpere, intervistate dopo aver dato alla luce i loro figli, hanno proferito frasi del tipo ‘mi sono saltati sulla pancia per far uscire il bambino’ e ‘mi sono sentita carne da macello’. Frasi difficili da accettare in un Paese civile come l’Italia. Ma com è possibile che ci siano persone così dure e ciniche anche in ospedale? Com’è possibile far sentire a disagio, umiliare e terrorizzare persone vulnerabili, fragili e deboli come le partorienti?

Sara: vittima di violenza ostetrica, 4 parti in 4 anni

Sara, una donna che ha affrontato 4 parti in 4 anni, è stata sempre vittima di violenza ostetrica ed oggi dice: ‘Mi sveglio di notte in un bagno di sudore, rifiuto qualunque tipo di contatto fisico con mio marito, mi chiudo a scrigno d’istinto. E poi c’è quel nodo che ti abitui a portare e che è divenuto parte di te; quando ne senti il peso lo rimandi giù, perché dai, tanto tutto si dimentica. Non è così che dicono sempre?’.

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