Cucina

Zucchero fa male alla salute: il presunto silenzio dell’industria alimentare

Lo zucchero non face certamente bene alla salute. Dosi elevati, secondo diversi studi, possono favorire anche patologie gravi come cancro e infarti. Forse l’industria alimentare lo ha sempre saputo ma ha sempre taciuto. Un presunto e dannoso silenzio. C’è da sottolineare, però, che 60 anni fa non si sapeva molto degli effetti deleteri dello zucchero sulla salute. Solo recentemente l’Oms ha raccomandato che non bisogna superare il 5-10% delle calorie quotidiane. Eppure da un’inchiesta emerge che le prime ricerche sugli effetti dannosi dello zucchero sarebbero state ‘insabbiate’.

Materiale ‘scottante’ sugli effetti negativi dello zucchero

Si dà il caso che gli autori dell’inchiesta, 3 studiosi di medicina dell’università della California, abbiano reperito materiale ‘scottante’ di una sessantina d’anni fa, documenti da cui emerge l’insabbiamento, da parte dei big dell’industria alimentare, dei presunti effetti dannosi dello zucchero.

I 3 ricercatori americani hanno equiparato l’atteggiamento delle industrie alimentari a quello dei big dell’industria del tabacco, che per anni hanno negato gli effetti negativi del fumo sulla salute.

E’ esagerato paragonare zucchero e fumo sul piano degli effetti negativi sulla salute? Forse. Fatto sta che il tema, ancora oggi, è al centro di numerosi dibattiti.

Inchiesta è un ‘mucchio di speculazioni’

Per la Sugar Association, l’inchiesta rappresenta solo ‘un mucchio di speculazioni’.

La Rsf, secondo gli studiosi americani, in un primo momento finanziò una ricerca a livello murino per scoprire la presunta correlazione tra consumo di zucchero ed insorgenza di gravi patologie; poi, davanti a risultati compromettenti per l’industria alimentare, tagliarono le sovvenzioni e non pubblicarono nulla.

Lo zucchero è da sempre oggetto dell’attenzione di medici e scienziati perché produce effetti negativi sulla salute; basti pensare al diabete e alla carie.

A un certo punto, qualcuno ipotizzò anche una correlazione tra consumo smodato di zucchero e tumore alla vescica. La congettura, comunque, è stata confutata da numerosi studi.

Il taglio dei finanziamenti alla ricerca

Nel 1969 la Rsf decise di non erogare più finanziamenti per la ricerca sugli eventuali effetti negativi dello zucchero sulla salute. Eppure mancavano solo 3 mesi all’ultimazione.

I ricercatori californiani sostengono che la Rsf decise di ‘chiudere i rubinetti’ poiché ‘i risultati del Progetto 259 sarebbero stati deleteri per gli interessi commerciali dell’industria dello zucchero’.

‘E se ancora oggi il legame fra saccarosio e trigliceridi è oggetto di dibattito, è anche per colpa di più di 60 anni di manipolazione della scienza da parte dell’industria di cibo e bevande’, concludono i 3 studiosi americani.

Salute: la reputazione agrodolce dello zucchero

Lo zucchero ha una reputazione agrodolce quando si parla di salute. Vediamo perchè.

Lo zucchero si trova naturalmente in tutti i cibi che contengono carboidrati, come verdura, frutta, cereali e latticini. Ovviamente fa bene alla salute consumare cibi integrali contenenti zucchero naturale.

Anche i vegetali contengono molte fibre, minerali essenziali e antiossidanti; i latticini invece contengono tanto calcio e proteine.

Visto che il corpo umano digerisce lentamente tali cibi, lo zucchero in essi garantisce un costante apporto di energia alle cellule.

Consumare molta frutta, verdura, cereali e cibi integrali, secondo la scienza, allontana il rischio di malattie croniche, come il tumore, il diabete, e le malattie cardiache.

Occhio alle dosi

Anche quando si parla di zucchero bisogna strizzare l’occhio alla moderazione. Sono le dosi elevate che danneggiano l’organismo e favoriscono gravi patologie.

‘L’eccessivo impatto dello zucchero sull’obesità e sul diabete è ben documentato, ma un’area che potrebbe sorprendere molti uomini è il modo in cui il loro gusto per lo zucchero può avere un grave impatto sulla salute del cuore’, aveva spiegato nei mesi scorsi il dott. Frank Hu, docente di Nutrizione all’Harvard T.H. Chan School of Public Health.

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