Quando Adolf Hitler venne intervistato da Giulio De Benedetti

By | 13 gennaio 2018

Adolf Hitler intervistato dal giornalista italiano De BenedettiIl giornalista Giulio De Benedetti ebbe l’opportunità, nel 1923, di intervistare Adolf Hitler e poi realizzò un servizio intitolato “Adolfo Hitler il ‘fascista’”. De Benedetti si dovette reputare fortunato perché raramente il führer rilasciava dichiarazioni ai giornalisti e rispondeva alla loro domande. Il motivo, come sottolineò lo stesso De Benedetti, non era dovuto al temperamento di Adolf, tutt’altro che introverso, ma al suo staff, ostile alla vicinanza dei giornalisti al führer.

L’incontro inaspettato col führer

De Benedetti si trovò davanti a Hitler inaspettatamente, mentre parlava nella redazione del Volkische Beobachter con un gruppo di persone intenzionate a togliere dalla faccia della terra socialisti ed ebrei. Il giornalista italiano venne colpito dalla stretta di mano di Hitler: ‘Così energica da indolenzire le dita’.

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Dopo quella stretta di mano, il giornalista italiano iniziò a fare qualche domanda a quello che poi diventò il leader del Terzo Reich. Qui sotto uno stralcio di quell’interessante intervista.

‘Non mi pare un dittatore troppo pericoloso’

‘Hitler è un uomo che può parlare anche tre o quattro ore di seguito senza stancarsi con una voce che pare una mitragliatrice in funzione. Le cose che enuncia possono – dette ad un pubblico di fanatici nelle grandi birrerie di Monaco – fare un certo effetto; ma ascoltate freddamente, a tu per tu e alla luce del giorno, l’impressione è un po’ minore. Guardo la sua faccia comune e senza interesse, la sua figura tozza che una pretesa eleganza non riesce ad affinare e, mentre ascolto, non so vincere un senso di delusione che la conoscenza del piccolo dittatore mi procura. Quando parla – e io continuo a guardarlo con una certa delusa curiosità – gli tremano leggermente gli angoli delle labbra. Non mi pare un dittatore troppo pericoloso. Incomincia egli coll’espormi il programma del suo partito, che identifica in gran parte con quello del fascismo italiano. Ma lamenta che Mussolini non abbia intuito quanto lui ha capito subito, che bisogna liberarsi innanzi tutto del pericolo semita, che ha carattere internazionale. Per Hitler sono poche le personalità che non abbiano nelle vene un po’ di sangue giudeo: Edoardo VII, figlio degli amori adulteri della regina Vittoria col suo medico personale, Guglielmo II e lo stesso Pontefice non ne sono immuni. Bisogna purificare la razza umana da questo terribile veleno…’.

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