Antibiotici vanno assunti fino a quando ci si sente meglio?

By | 29 luglio 2017

Antibiotici inefficaci se assunti per molto tempo: lo studio ingleseUno studio britannico ha sollevato innumerevoli polemiche nell’ambito della comunità scientifica perché ha fatto cadere in un attimo quello che per molti anni è stato un baluardo della medicina. In sostanza, un gruppo di ricercatori inglesi, operanti in diverse università britanniche, sostiene che gli antibiotici vanno assunti fino a quando ci si sente meglio. Portare a termine la terapia sarebbe controproducente, ovvero potrebbe favorire la resistenza dei microorganismi ai farmaci. La ricerca, apparsa sulle pagine del British Medical Journal contesta uno dei fondamenti nell’ambito del contrasto delle infezioni batteriche, ovvero la necessità di concludere la terapia antibiotica. Medici ed esperti hanno sempre raccomandato i pazienti di concludere la terapia per evitare la resistenza dei batteri ai medicinali. Adesso gli studiosi britannici dicono l’opposto, ossia che i batteri diventato più forti se la terapia antibiotica viene conclusa. Secondo il panel britannico sussistono poche prove scientifiche dell’importanza di portare a termine la terapia antibiotica; anzi le risultanze disponibili dimostrano il contrario, ovvero che è meglio non prendere più antibiotici non appena ci si sente meglio.

Una convinzione erronea risalente all’epoca di Fleming

L’idea della necessità di concludere la terapia antibiotica risale, secondo gli esperti inglesi, all’epoca in cui vennero effettuate le prime ricerche sull’efficacia della penicillina. In quei tempi si maturò la consapevolezza che per guarire completamente si sarebbero dovute assumere dosi massicce di farmaco, altrimenti la malattia sarebbe tornata. Lo stesso Fleming, il ‘padre’ della penicillina, sottolineò la necessità di concludere la terapia per scongiurare la ‘riemersione’ della malattia e il rafforzamento dei batteri. I ricercatori britannici, recentemente, ha notato che negli ultimi decenni gli antibiotici sono stati spesso al centro di studi ma nessuno si è mai concentrato sui metodi migliori di utilizzo. Alla fine la scienza e la medicina si sono ‘fidati’ delle raccomandazioni dei creatori degli antibiotici.

Finora, chi ha assunto antibiotici ha dovuto rispettare certe tempistiche, portando a termine la terapia. Gli esperti britannici, però, sostengono che per molti farmaci non sussiste assolutamente un tempo minimo di assunzione per risultare efficaci. Eppure, la maggior parte delle persone, finora, si è fidata dell’overtreatment prescritto dai medici, impaurita dalla presunta inefficacia dell’undertreatment. Quello che hanno voluto far notare i ricercatori britannici è che l’overtreatment e i suoi effetti non sono stati minimamente presi in considerazione. Invece sarebbe proprio l’assunzione esagerata degli antibiotici la vera insidia. Oggi i batteri si rafforzano pian piano e diventano resistenti agli antibiotici  per i trattamenti prolungati. L’esperto dell’Istituto ‘Mario Negri’, Antonio Clavenna, ha spiegato: ‘Si tratta di un fenomeno definito ‘collateral selection’. Specie batteriche che abitano nel nostro organismo possono sviluppare una resistenza agli antibiotici durante una terapia indirizzata verso microorganismi patogeni’. Tale rischio, secondo l’esperto italiano, è ben noto è cresce proporzionalmente alla durata della terapia antibiotica.

Abuso di antibiotici e rafforzamento dei batteri

Il panel britannico sostiene che per troppo tempo non sono stati presi in considerazione i pericoli derivanti dai cicli prolungati di terapia. I batteri, secondo gli esperti inglesi, si sono rafforzati moltissimo negli ultimi anni proprio per il massiccio utilizzo di antibiotici, spesso prescritti anche quando non serve. E’ questa la ragione per cui adesso dovrebbero essere rivisti i protocolli sull’uso degli antibiotici, prevedendo l’assunzione fino a completa guarigione; non oltre.  Clavenna, pur riconoscendo l’esiguità degli studi sulla correlazione tra efficacia degli antibiotici e durata della terapia, sconsiglia il fai da te: è sempre il medico che deve decidere la durata della terapia, non il paziente. Una cosa è certa: negli ultimi anni è cresciuta l’assunzione di antibiotici.

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