Arte e cultura

Arte cretese

L’arte cretese e le pitture del palazzo di CnossoArte cretese

Se dell’arte cretese dovessimo prendere gli aspetti più rappresentativi, quelle immagini che si collegano subito all’idea della civiltà minoica, allora ci fermeremmo soltanto ai famosi cicli pittorici che decorano il più che noto palazzo di Cnosso, definito sulla scia dettata dalle letture dei miti classici, più che dalle evidenze archeologiche, la reggia di Minosse. In realtà, sulla base delle evidenze archeologiche, dovremmo parlare del secondo palazzo di Cnosso, che ebbe inizio dopo che la prima fase subì una distruzione violenta.
E’ nel corso del 1970-1700 a.C., periodo definito secondo la cronologia archeologica Medio-Minoico I-II, per scendere fino al 1600-1540 (Tardo-Minoico IA) il momento in cui le élites di Creta avvertono il bisogno di un nuovo apparato di immagini attraverso cui codificare il proprio potere sul piano politico e religioso. A questo scopo si aggiunge la volontà di abbellire gli ambienti del palazzo con pitture su stucchi, o tramite la tecnica dell’affresco, dai colori assai vivaci, dove domina il blu, quasi fossero stoffe preziose o arazzi ricamati.

tauromachiaTauromachia

Gli stucchi raffiguranti la tauromachia sono più di uno nel palazzo di Cnosso e non è un caso se si trovano tutti in prossimità degli ingressi al palazzo, e nelle sale di rappresentanza al primo piano, poiché nell’arte cretese il toro, nella sua possanza, svolge una funzione tutelare e apotropaica e del palazzo di Cnosso e del sovrano che lo abita. La tauromachia, i cui protagonisti sono atleti, la cui giovane età è garantita dal colore chiaro dalle pelle, si carica di forti significati propagandistici. Come ha spiegato N.Marinatos, il trattenere il toro per le corna ed il compiere un balzo sul suo corpo non è un’azione facile a compiersi, ed assume piuttosto un valore mitico slegato dalla realtà, per cui la ripetizione del tema nell’arte cretese si carica di una forte valenza rappresentativa del gruppo dirigente, la cui gioventù, attraverso il compimento di prove ardue sancisce il proprio ingresso nell’età adulta e l’assunzione del diritto al comando dell’intera comunità.Sebbene gli aspetti stilistici presentino forti analogia con la produzione artistica egeo-insula, in realtà il motivo sembra rifarsi all’ideologia egiziana del XVIII secolo a.C., dove pur in assenza del tema della tauromachia, il toro compare spesso in scene raffiguranti agoni ginnici.

Affresco del gioiello

Collocato nel piano nobile dell’ala occidentale del palazzo si trova uno stucco recuperato nello strato di crollo all’interno dell’ambiente definito “delle tavolette del vaso”. Lo stucco recuperato, molto lacunoso, riproduce un volto femminile dai bei lineamenti sul cui collo si posa una mano maschile (riconoscibile per il colore bruno), è datato al Medio Minoico IIIb-Tardo Minoico IA. I collo della donna è ornato di una collana con vaghi in forma di testa maschile, talmente dettagliata da non avere confronti nell’oreficeria cretese. Sempre secondo N. MArinatos si tratterebbe di una scena di vestizione di una sacerdotessa, o di una regina nell’atto di ricevere il potere regale, per lo stretto parallelismo con una scena analoga raffigurata su un sigillo rinvenuto a Creta. Secondo altri può trattarsi di una scena di ierogamia, derivata da un’iconografia tipica del mondo orientale (che verrà pure trasmessa all’arte greca), secondo cui il contatto tra uomo e donna ne presuppone lo sposalizio.

Le dame in bludame in blu

L’affascinante affresco cosiddetto “delle dame in blu”, datato al Tardo Minoico IA, faceva parte di un complesso ciclo pittorico che decorava uno degli ambienti posti al primo piano nell’ala orientale del palazzo di Cnosso. Quest’ala doveva ospitare, secondo Evans, gli ambienti di soggiorno destinati al piacere delle massime cariche della reggia.
Le tre donne con il corpo di prospetto ed il volto di profilo (caratteristica costante dell’arte cretese) campeggiano su uno sfondo dall’azzurro intenso, e si caratterizzano per le mani levate in alto nel gesto tipico dell’adorazione. L’eleganza del vestiario e la ricchezza dei gioielli indossati dalle dame in blu, esaltate dalla ricca policromia e dalla cura dei dettagli eseguiti con mano capace dal pittore, potrebbero identificarle come sacerdotesse, o comunque come figure di alto rango legate alla corte del palazzo di Cnosso.

Principe dei gigliPrincipe dei gigli

Il “principe dei gigli”, fu ricostruito da A. Evans – l’archeologo britannico reso celebre per la sua intensa attività di studio a Creta – e mostra un giovane dal torso nudo dalla muscolatura ben evidente, tipico della gioventù aristocratica, che ha il capo coperto da un cappello multicolore da cui svettano piume di pavone. I capelli lunghi, le cui ciocche ondulate ricadono sulle spalle, i bracciali ed il perizoma abbigliato nella parte posteriore a foggia di gonnellino sono gli elementi caratteristici dei giovani aristocratici della Creta del periodo. La figura si staglia al centro di un campo di gigli, da cui la figura prende il suo nome.
Su questa immagine di potere Evans aveva fondato la sua teoria del “re-sacerdote”, eppure recenti studi, condotti da J. Coulomb prima e da W. Niemeier dopo, hanno mostrato che si tratta in realtà di parti riferibili a due, se non più, stucchi diversi. Sebbene lo stucco non sia più stato modificato, per ovvi motivi di cautela, quella che abbiamo adesso è un’immagine falsata da una poco attenta ricostruzione archeologica, che ci restituisce una simbologia mai esistita nella mente dei signori di Creta.

Il Raccoglitore del croco e il Bosco sacro della Danza

Provenienti dalla zona del palazzo di Cnosso definita “Prigione antica”, queste due pitture, sebbene molto lacunose, ci offrono un’indispensabile punto di vista per poter avvicinare maggiormente l’ideologia del potere e del sacro legata alla sfera palatina.
Sebbene nel Raccoglitore del croco non debba riconoscersi un giovane, ma piuttosto una scimmia dal caratteristico colore blu della pelle, il suo messaggio non ne risulta impoverito, anzi si arricchisce di una semantica più complessa che ci riconduce direttamente all’ambito divino. Il croco è un fiore che sottende ai riti femminili di passaggio, mentre la scimmia è l’animale paredro della dea che sovrintende a tali rituali.
L’affresco del “Bosco sacro e della Danza” costituisce un unico ciclo pittorico insieme a quello “della Tribuna”, secondo la sagace intuizione di M Cameron. Qui si raffigura una corte lastricata, dove un lato è chiuso da una fila di alberi, sotto le cui fronde si assiepano un gruppo di uomini, mentre poco lontano da essi un gruppo di donne è impegnato in una danza. Su un altro lato stanno dei guerrieri armati di lancia, tra di essi spicca un personaggio nell’atto tipico di impartire un comando. La scena è chiusa da un’alta tribuna su cui stanno alcune figure, al di sopra della tribuna è un edificio tripartito, i cui tetti sormontati da corna sacre lo identificano come lo stesso palazzo, o più precisamente una parte sacra di esso. Due gruppi di donne sedute rispettivamente ai lati dell’edifico potrebbero essere identificate come divinità per via delle maggiori dimensioni con cui l’artista ha voluto raffigurarle.
I questo complesso ciclo è possibile riconoscere una festa sacra, forse legata alla mietitura, che si svolgevano nella corte orientale del palazzo di Cnosso, l’epifania divina, la presenza di uomini in armi, le danze rendono l’immagine dell’intero popolo di Cnosso, impegnato in una delle feste religiose più importanti della comunità.

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