Dà casa ai profughi e va a vivere insieme al prete

By | 4 dicembre 2017

Estrema solidarietà di un insegnante di liceo, Antonio Calò, e di sua moglie Nicoletta. La coppia, residente a Camalò di Povegliano (Treviso) ha deciso di mettere a disposizione la sua casa in favore di 6 profughi. Il professor Calò e Nicoletta lasceranno la loro abitazione a Natale e se ne andranno a vivere con don Giovanni Kirschner, parroco di Santa Maria del Sile. Un gesto che testimonia la grande umanità dei coniugi trevigiani. I due vogliono alleviare le sofferenze di 6 immigrati, offrendogli una casa. La loro casa.

La speranza del prof: ‘Creare una casa africana’

‘La casa rimarrà a loro disposizione. Sarebbe bellissimo che, se riuscissero a ricongiungersi con i loro familiari, potesse diventare una casa africana’, ha detto il filantropo Calò.

Antonio Calò era rimasto scosso, un paio di anni fa, davanti a una strage di profughi nel Mediterraneo ed aveva deciso di fare qualcosa di buono per chi soffre ed ha bisogno di aiuto. La prima cosa che gli era venuta in mente era stata quella di mettere a disposizione la sua abitazione per i profughi. Il prof è padre di 4 figli.

Calò e la moglie aiuteranno il prete trevigiano

I coniugi Calò, a breve, andranno a vivere insieme al prete, a Treviso. Lo sosterranno, visto che spesso i sacerdoti sono costretti a svolgere in totale solitudine una miriade di incombenze.

Casa e lavoro per i profughi: il piano del Viminale

La notizia dell’insegnate solidale renderà  felici sia la Chiesa che lo Stato. Il Viminale sta infatti pensando a un piano di integrazione, che contempla lavoro e casa per oltre 70.000 profughi.

Secondo il Ministero degli Interni, tutti gli stranieri in Italia che otterranno lo status di rifugiato dovranno assumere determinati impegni con le autorità.

‘L’integrazione non può prescindere dalla piena e sincera adesione al principio di uguaglianza di genere, al rispetto della laicità dello Stato, nonché al rispetto della libertà personale, che demanda esclusivamente al singolo se identificarsi nella comunità culturale di originale od affrancarsi da essa’, ha scritto recentemente il Viminale.

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