Dalle onne-bugeisha a Spylocke: il mondo della katana al femminile

By | 30 giugno 2018

Le combattenti nel Giappone medievale

Chi ha detto che la katana sia un oggetto esclusivamente maschile?

Cinema, nona arte e anime stanno qui a dimostrare il contrario. Per non parlare delle ben più reali onne-bugeisha, un tipo di soldato donna, poco noto, ma realmente esistito. Anche loro, come il corrispettivo maschile samurai, erano membri della nobiltà nipponica. I componenti della classe dei guerrieri, bushi, maschi o femmine che fossero, erano addestrati a combattere, con la katana giapponese e altre armi o a corpo libero: lo scopo era quello di sopperire all’assenza degli uomini, quando questi fossero partiti in guerra.

Casa, famiglia e onore: questo era quello che le onne-bugeisha dovevano difendere.

Katana o naginata?

Su di loro, forse anche per il maschilismo che imperversava secoli addietro nella società nipponica, si sono conservati pochi documenti ufficiali, ma molte leggende. Come quella di Tomoe Gozen, vissuta, si pensa, nel XII secolo. La sua katana giapponese fu fondamentale in molte delle battaglie che combatté affianco a Minamoto Yoshinaka contro il clan dei Taira. Il mito che aleggia su Tomoe ne fa, oltre che una combattente eccezionale, anche una bellissima donna, dai tratti affascinanti, i capelli lunghi e la pelle bianca.

Vi sono versioni discordanti su un punto: secondo alcuni, anche le onne-bugeisha avevano come arma preferenziale la classica spada, come i colleghi maschi. Secondo altri, invece, la katana giapponese sarebbe troppo pesante per un fisico femminile. Le “soldatesse” dunque avrebbero utilizzato la naginata, una specie di asta molto lunga, ma leggera, con una lama ricurva in cima. Se così fosse, nel combattimento con i nemici, l’uso della naginata le avrebbe avvantaggiate, impedendo agli uomini di avvicinarsi pericolosamente e di affrontare le soldatesse in un corpo a corpo.

La katana psichica di Psylocke

Secoli dopo, il mito delle onne-bugeisha continua, nelle forme dei moderni, manga, anime e film.

Pensiamo ad esempio a Psylocke, alias Betsy Braddock, bellissima anche lei come Tomoe, ma in versione capelli viola. Si tratta di una mutante, dotata di abilità e capacità telepatiche e telecinetiche.

In combattimento riesce a generare delle armi psichiche, in particolare delle lame psichiche. Ovviamente, conosce alla perfezione le arti marziali e l’utilizzo della katana giapponese, che non manca mai di utilizzare costringendo i nemici in corpo a corpo estenuanti. Nessun bisogno per lei di utilizzare la naginata!

Questa telepat, come l’avrebbe chiamata uno dei maestri della fantascienza, Philippe K. Dick, nasconde dietro il suo fascino un lato molto misterioso (che non si sa se le derivi più dal fatto di essere donna o dal fatto di essere una telepate e quindi di tendere a mantenere per sé molti suoi segreti).

L’origine di Elizabeth Braddock, detta Betsy risale ad oltre 40 anni fa. Spylocke fa la sua prima apparizione nel dicembre 1976, nel numero 8 di Captain Britain, una pubblicazione inglese della Marvel; i lettori americani dovranno attendere altri 10 anni invece per poter assistere alle sue prodezze su carta: il debutto oltreoceano risale infatti all’ottobre 1986, nel numero 2 del New Mutants Annual.

In un certo senso, si può dire che sia figlia e sorella d’arte. Suo padre, James Braddock Sr., proviene da Altradimensione e viene inviato sulla Terra per originare Captain Britain, ruolo che sarà poi rivestivo effettivamente dal fratello gemello di Betsy, Brian (membro fondatore e leader di Excalibur, nata per salvare la Gran Bretagna e tutta la Terra dal male).

Il viaggio in Giappone come percorso di crescita

Anche se la marvelliana Spylocke, origina dalla cultura occidentale, oltre alla bellezza, ha altre similitudini con le onne-bugeisha.

La prima è senz’altro l’utilizzo delle arti marziali e della katana giapponese. Ma se questo può sembrare scontato, dato l’alone di invincibilità che aleggia attorno alla spada forgiata esclusivamente in Giappone (basti pensare a questo proposito alla serie TV The Walking Dead, dove Michonne avanza tra eserciti di zombie con una katana tra le mani, senza che nessuno degli orripilanti morti viventi riesca a sfiorarla), vi è un altro capitolo della lunga e complessa vita di Spylocke che la avvicina all’Oriente.

Ed è il periodo in cui lei (come del resto accadrà ad altri personaggi Marvel), attraversando il Seggio Periglioso, si ritroverà su un’isola del Pacifico, senza nulla ricordare del suo passato: qui, affidata all’organizzazione ninja della Mano, viene addestrata per diventare l’assassina Lady Mandarin.

Ovviamente questo simboleggia una sorta di prova per Spylocke, che dovrà “vincere se stessa”, per diventare più forte e prepararsi ad affrontare nemici sempre più pericolosi.

Tornerà infatti in se stessa solo quando sarà portata a combattere con il suo amico Wolverine.

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