I taccuini di Norimberga

By | 23 settembre 2013

I taccuini di Norimbega, Leon Goldensohn

I taccuini di Norimberga rappresentano una delle opere più interessanti per inoltrarsi negli aspetti più profondi e personali della psiche di chi ha architettato ed eseguito l’olocausto nazista.
Nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, le potenze vincitrici misero in piedi dei grandi processi allo scopo di giudicare i colpevoli dell’olocausto. I 24 gerarchi nazisti principali responsabili del genocidio vennero processati nel celebre processo di Norimberga.

I gerarchi furono tenuti prigionieri per mesi proprio a Norimberga, in condizioni alle quali non erano certamente abituati. Leon Goldensohn fu lo psichiatra incaricato di monitorare le loro condizioni psichiche, poichè la principale paura dei vincitori era che gli accusati si suicidassero in cella così da sfuggire al pubblico giudizio – cosa che di fatto avvenne per uno di loro.

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Periodicamente Goldensohn conduceva i suoi faccia a faccia privati con i condannati nell’intimo delle loro celle: dal sadico Streicher a Goering il calcolatore, dall’affabile Spear al glaciale Wilhelm Frick, ad eccezione di Seyss Inquart ed Hess (quest’ultimo non più capace di intendere e di volere), tutti si confidarono, espressero le loro opinioni  e raccontarono il proprio passato, ripercorrendo a ritroso l’infanzia, l’adolescenza e l’approdo al partito nazista.

I taccuini di Norimberga rappresentano perciò l’unica e ultima possibilità di conoscere 22 fra i criminali nazisti più spietati nell’intimo della loro vita privata, per capire come uomini con vite perfettamente normali si siano potuti macchiare di uno sterminio così abominevole.

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