Italia devastata dalla povertà: come fanno a decollare i consumi?

By | 12 marzo 2018

italia-aumenta-povertàCi auguriamo che le persone che andranno, prossimamente, al Governo di questa nazione facciano tesoro delle indagini e dei sondaggi, indubbiamente allarmanti sulla povertà in Italia. Da un recente sondaggio svolto da Bankitalia sui budget delle famiglie italiane è emerso che la quantità dei soggetti con un reddito inferiore al 60% di quello medio si è attestata al 23% dal 19,6% del 2006. Un vero record negativo in Italia. Poveri anche gli stranieri che vivono nel Bel Paese: la percentuale è arrivata al 55%, dal 34%.

5% dei ricchi detiene 30% della ricchezza totale

L’Italia è un Paese dove soggiornano tante contraddizioni, specialmente in ambito economico. Aumenta la povertà e aumentano le disparità nella ripartizione della ricchezza. Pensate che, un paio d’anni fa, il 5% dei ricchi possedeva il 30% della ricchezza globale. Non finisce qui: il patrimonio netto dei ‘paperoni’ è pari a 1,3 milioni di euro. Il 30% dei nuclei familiari più indigente detiene l’1% della ricchezza. Dinanzi a dati del genere non ci si può che sconfortare e sperare che le cose cambino presto.

I recenti dati confermano quelli diffusi nei mesi scorsi dall’Eurostat, secondo cui l’Italia è la nazione che vanta, in termini assoluti, più poveri in Europa. In sostanza, l’Italia è il Paese europeo dove vivono più indigenti. Due anni fa nel Bel Paese c’erano oltre 10 milioni di indigenti. La chart era stata stilata tenendo conto di alcuni fattori. Una famiglia è povera se non può, ad esempio, fronteggiare spese impreviste, mangiare mai carne o mantenere abbastanza calda la propria abitazione.

Un dato fortemente negativo

Quali sono le zone italiane più a rischio povertà. Certamente, il Meridione è quello più penalizzato ma anche nel Centro la povertà si fa sentire molto. Si calcola che un quarto delle persone che vivono nel centro Italia sia a rischio povertà. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha detto: ‘Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003. Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola. I dati ci dicono che non basta varare il Rei cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro’.

Nella classifica delle nazioni dove sussiste un alto livello di deprivazione sociale, l’Italia è seguita da Romania e Francia. Ma quando, una persona si può definire in stato di deprivazione sociale? Secondo l’Istat sono considerate tali quelle persone che non possono permettersi cose reputate necessarie, come abiti nuovi, una connessione a Internet, due paia di scarpe e un’auto. Tra le nazioni europee dove si riscontra una forte deprivazione sociale ci sono Grecia, Bulgaria, Ungheria e Lituania.

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