Lavoratori definiti ‘fannulloni’: imprenditore denunciato

By | 10 gennaio 2018

Imprenditore denunciato dai lavoratori accusati di essere 'fannulloni'Derisi e umiliati davanti ai colleghi, sul posto di lavoro. Un atteggiamento certamente deprecabile quello di un imprenditore di Rimini, proprietario di un’azienda di autotrasporti, che dovrà affrontare un processo. La prima udienza è fissata per il prossimo 9 luglio 2018. ‘Vi do mille euro se rimanete seduti su quelle sedie a non fare nulla. Tanto è quello che fate sempre’, aveva detto il datore di lavoro riminese a 3 dipendenti, tacciati di essere ‘fannulloni’. Quelle parole oltraggiose hanno ferito nell’amor proprio i tre operai, che hanno voluto denunciare l’impresario per ingiurie, minacce e violenza privata.

Tutti seduti sulle sedie messe in circolo

Offendere i dipendenti è costato caro al datore di lavoro riminese. I lavoratori hanno anche intentato una causa di lavoro. L’impresario li avrebbe obbligati a sedersi su alcune sedie, messe in circolo, dinanzi a tutti gli altri operai.

Il caso ha riaperto il dibattito sull’atteggiamento scorretto del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori, in particolare degli oltraggi che spesso questi devono sopportare.

Pari dignità nel contesto lavorativo

‘Il datore di lavoro deve trattare con rispetto il dipendente che non è tenuto a sottostare all’uso di epiteti di disprezzo e di disistima in virtù delle generali scelte di espressione del datore di lavoro’, aveva statuito, 8 anni fa, la Cassazione in una sentenza.

La Suprema Corte aveva inoltre rammentato che ‘il contesto lavorativo è caratterizzato da una pari dignità dei suoi protagonisti, da una pari effettività di tutta la normativa, senza che possa invocarsi, per nessuna delle parti una desensibilizzazione alle altrui trasgressioni’.

La quinta sezione penale della Cassazione aveva così confermato la multa di 240 euro inflitta a un imprenditore che aveva detto a dipendente: ‘Sei una stronza se te la prendi’.

La dipendente si era rammaricata dopo essere stata redarguita dall’imprenditore. Questo, come se fosse normale, aveva poi proferito le suddette parole ingiuriose.

L’avvocato dell’impresario aveva cercato di discolpare il suo assistito dicendo che il lemma  ‘è entrato nel linguaggio comune romanesco’.

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