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Matteo Renzi mollato anche dalla cugina: Simoni lascia il Pd

Matteo Renzi lasciato solo dalla cugina Elena SimoniPeriodaccio per Matteo Renzi che, dopo la sconfitta alle amministrative, deve barcamenarsi per tenere unito un partito ormai allo sbando. Non sarà facile per l’ex premier ricompattare il Pd. I guai non vengono tanto dall’esterno quanto dall’interno. Non ci sono più quella omogeneità, quell’armonia, quella serenità che hanno fatto diventare forte il partito, anni fa, facendolo dominare sia in ambito nazionale che locale. Tante ‘tegole’, ultimamente, sono cadute sulla testa del segretario del Pd; l’ultima nelle ultime ore. Elisa Simoni, cugina di Matteo, ha reso noto di voler uscire dal Pd, lasciando tutti, e non solo il segretario, di stucco. L’esponente dem, da tempo nella minoranza di Andrea Orlando, ha dichiarato: ‘Condizioni politiche esaurite per rimanere nel Pd’. L’annuncio è arrivato proprio oggi, nel corso di una chat di funzionari dem. Bella botta per il Pd, visto che l’addio della Simoni peserà molto. Elena è sempre stata una degli esponenti della sinistra toscana più in vista. Lo stesso sindaco di Firenze, Dario Nardella, le aveva chiesto di diventare vice sindaco, tre anni fa, vedendosi però rispondere picche.

Elena Simoni riparte da Mdp

Perché non vi sono le condizioni politiche per rimanere nel Pd? E quali sono tali condizioni? Se lo stanno domandando in molti, dopo l’annuncio choc della cugina di Matteo Renzi. L’ex premier è in una situazione particolare e delicata. Molti ‘pezzi grossi’ del Pd gli hanno voltato le spalle (ad es. Bersani e D’Alema) ed ora arrivano anche gli addii di familiari. La Simoni ha così spiegato le ragioni del suo addio al Pd: ‘Decisione sofferta ma inevitabile che avevo preso già da tempo, avendo come tanti di voi 8 anni di opposizione al renzismo in Toscana. Solo la generosità di Orlando mi aveva convinto a fare l’ultima battaglia dentro al partito ma nell’ultima direzione si è plasticamente dimostrata la fine dell’agibilità e della funzione di una minoranza e in particolare modo la mia’. Elena ha poi detto che non sa ancora se è una compagna che ha torto o ragione. Solo il futuro potrà dare una risposta.  Per la cugina di Renzi lo scopo resta sempre lo stesso e, secondo lei, si potrà raggiungere meglio da altri ‘contenitori’. Cosa farà adesso Elena? Tenterà di riconquistare i consensi persi dal Pd in Toscana, pur sapendo che non sarà facile a causa dell’autorità indiscussa del celebre cugino in tale regione. La Simoni riparte da Mdp. Avrà fatto bene?

Il Movimento Democratico Progressista è un partito giovane (creato solo qualche mese fa) ma comincia a vantare nomi illustri. Adesso è arrivata anche la cugina di Renzi. Il partito è una specie di ‘contenitore’ di tutti i politici di sinistra che hanno deciso di lasciare il Pd renziano. Non per niente, i capofila sono Pier Luigi Bersani, Arturo Scotto, Roberto Speranza ed Enrico Rossi.

Simoni: ‘Pd come Forza Italia nel ’94’

Elena  Simoni ha una visione politica differente da quella di Matteo Renzi, il cugino. Stesso sangue, dunque, ma idee e programmi diversi. Ai microfoni dell’Huffington Post, la Simoni ha confessato senza alcuna circonlocuzione: ‘Il Pd ormai è diventato un’altra cosa. Più simile a Forza Italia del ’94 che al Pd del Lingotto. Nelle politiche mi pare evidente, e non da oggi, il tentativo di inseguire il famoso voto moderato’. La cugina di Renzi ha poi precisato che oggi non è semplice spiegare agli elettori che il Pd non ha mutato i suoi scopi. E’ il segretario dem, invece, che userebbe ‘le ricette peggiori della destra declinate attraverso il vocabolario del populismo M5S’.

Il responsabile della comunicazione del Pd, Matteo Richetti, ha detto di essere mesto per l’addio della Simoni, rispettando però la sua decisione. Quello però che Richetti non accetta è l’equiparazione, fatta dalla cugina di Renzi, del Pd a Forza Italia: ‘Sono i fatti e l’azione del Governo, e l’azione del Pd a smentire però qualsiasi parallelismo con Forza Italia’.

Momento difficile nella politica italiana. La sinistra annaspa e la destra torna a ‘rialzare la testa’. Renzi deve fare molta attenzione.

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