Patente sospesa perché gay: 100mila euro di risarcimento

By | 1 marzo 2018

patente-danilo-giuffrida-omosessualeL’unica sua colpa era stata quella di aver detto, durante la visita di leva, di essere gay. Quella rivelazione era costata cara a un giovane catanese, Danilo Giuffrida, a cui era stata sospesa la patente di guida. Una decisione, quella dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, che aveva lasciato di stucco il ragazzo, oggi 35enne. Sono passati tanti anni e, finalmente, la giustizia ha dato ragione a Danilo, che otterrà un risarcimento di 100mila euro.

Sentenza impugnata da Giuseppe Lipera, avvocato di Danilo

La Corte d’appello civile di Palermo ha modificato la sentenza della Corte d’appello di Catania, emessa 7 anni fa, che aveva ridotto da 100mila euro a 20mila il risarcimento in favore di Danilo Giuffrida, il giovane a cui era stata sospesa la patente di guida perché aveva confessato di essere omosessuale.

Il legale di Giuffrida, Giuseppe Lipera, aveva impugnato davanti alla Suprema Corte la sentenza dei giudici di secondo grado di Catania. Gli ermellini hanno dato ragione al ragazzo, menzionando ‘la gravità del comportamento’ dei ministeri poiché l’identità sessuale è riconducibile al ‘diritto costituzionale inviolabile della persona’. Giuffrida, insomma, era caduto vittima di un ‘vero e proprio e intollerabilmente reiterato comportamento di omofobia’. La Cassazione ha così annullato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Catania. Adesso i magistrati di secondo grado di Palermo hanno stabilito che ‘una somma inferiore ai 100mila euro non sarebbe idonea al ristoro dei pregiudizi subiti’.

Visita di leva effettuata nel 2005

Danilo Giuffrida non celò, nel 2005, la sua omosessualità in occasione della visita di leva all’ospedale di Augusta. Il dato venne segnalato alla Motorizzazione Civile, che ordinò un ‘nuovo esame di idoneità psico-fisica’ poiché il ragazzo omosessuale sarebbe stato privo delle prerogative psicofisiche per guidare. Alla fine venne sospesa la patente di guida al giovane catanese, che subito si fece aiutare dall’avvocato Giuseppe Lipera.

La battaglia giudiziaria dell’avvocato Lipera è stata costante e illuminata. Il bersaglio è stato centrato. Il Tar di Catania sospese il provvedimento poiché l’omosessualità ‘non può considerarsi una malattia psichica’, restituendo la patente di guida al ragazzo. Questo poi, attraverso il suo legale, presentò una domanda di risarcimento ai ministeri della Difesa e dei Trasporti. In primo grado venne riconosciuta in favore dell’omosessuale catanese la somma di 100mila euro, ridotta poi a 20mila euro in secondo grado. Gli ermellini poi hanno disposto un nuovo giudizio di secondo grado, ritenendo esigua la somma disposta dai magistrati d’appello di Catania.

Diritto tutelato anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte di Cassazione aveva sottolineato che ‘il diritto al proprio orientamento sessuale, cristallizzato nelle sue tre componenti della condotta, dell’inclinazione e della comunicazione (coming out) è oggetto di specifica e indiscussa tutela da parte della stessa Corte europea dei diritti dell’uomo fin dalla sentenza Dudgeon/Regno Unito del 1981’.

Secondo i magistrati della Suprema Corte, la ‘gravità dell’offesa appare predicabile con assoluta certezza’. Il giovane siciliano dunque esulta, anche se dopo tanti anni. E’ inammissibile che qualcuno, ancora oggi, possa violare così spudoratamente ‘il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.