Paura dei ragni è la più diffusa: come curarla?

By | 29 gennaio 2018

Sebbene non ci sia un vero e proprio motivo di aver paura dei ragni, l’aracnofobia colpisce moltissime persone nel mondo. Per molti la fobia diventa una vera ossessione. Basta vedere un piccolissimo ragno nella vasca di casa per andare in panico. Perché la paura dei ragni? Se lo sono domandano spesso anche gli studiosi dei ragni. Perché esseri così piccoli incutono tanto timore? Sembrerà strano ma l’aracnofobia è la fobia più diffusa al mondo insieme a quella di serpenti e topi.

Ragni e ragnatele

Gli aracnofobici non temono solo i ragni ma anche le loro ragnatele. Tali artropodi terrestri sono capaci di creare splendide tele che, per molti, rappresentano opere malvagie, non certo opere architettoniche. Chi ha paura dei ragni è come se temesse di restare intrappolato in quelle ragnatele. L’aracnofobia, quando diventa ossessione irrefrenabile, rischia di rovinare la vita.

L’aracnofobia, come ogni paura, nasconde dei disagi psicologici che spesso possono essere gravi. Non c’è nessun motivo di aver timore dei ragni, eppure la paura sussiste.

Realtà virtuale sconfiggerà aracnofobia

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La paura dei ragni può essere eliminata con brevi sessioni dallo psicologo. Una persona che prova paura già solo alla vista di un’immagine ritraente un ragno, può arrivare a tenere in mano una grossa tarantola. Merito del supporto psicologico.

L’esperta Katherina Hauner ha affermato: ‘Molti pensavano che la tarantola fosse in grado di saltare fuori dalla gabbia oppure su di loro. Alcuni pensavano che la tarantola potesse provocare loro del male di proposito. Ma ho insegnato e fatto capire loro che la tarantola è fragile e più interessata a cercare un nascondiglio per la propria incolumità’.

Non è escluso che, in futuro, l’aracnofobia possa essere curata con la realtà virtuale. L’esperto Valdarnini ha spiegato al riguardo: ‘La realtà virtuale ci permette di ricreare, tramite algoritmi e protocolli, le situazioni potenzialmente ansiogene, in cui il paziente prova disagio. Il paziente non deve scappare. Deve affrontare gradualmente il disagio. Noi gli permettiamo di farlo in un contesto controllato’.

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