Revocare la scorta a Saviano: bufera su parole Vincenzo D’Anna

By | 27 maggio 2016
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Roberto Saviano è uno scrittore diventato celebre grazie a “Gomorra”, libro che è stato anche oggetto di una trasposizione cinematografica. Oggi Saviano ha la scorta perché è una persona a rischio: la malavita lo ha minacciato molte volte. C’è chi, però, reputa lo scrittore un uomo che ha fatto solo soldi con “Gomorra” e che non merita la scorta. Sono sinceramente agghiaccianti la parole del senatore verdiniano Vincenzo D’Anna, proferite negli ultimi giorni, che hanno scatenato un mare di polemiche. D’Anna ha criticato sia Saviano che Capacchione. Quest’ultima è stata biasimata per le sue parole su Verdini (ha detto che non si farebbe mai fotografare con Denis). Il senatore D’Anna ha proferito frase allucinanti durante la celebre trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Riferendosi a Saviano, ha detto frasi del tipo “uomo che vive di rendita” e “uomo che dovrebbe lasciare la scorta”. Secondo D’Anna, insomma, l’autore di “Gomorra” dovrebbe lasciare la scorta ai giudici che rischiano la vita perché lottano veramente contro la criminalità. Roberto, insomma, secondo il senatore verdiniano non rischia nulla perciò deve al più presto rinunciare alla sua scorta, lui che ha fatto la sua fortuna con un libro che ha copiato per metà.

Parole forti quelle del senatore D’Anna, che hanno scosso anche il mondo della politica. Roberto Saviano è stato definito “un’idea farlocca” che non ha proferito mai nulla che possa innervosire la criminalità. Sono i poliziotti, i giudici e tutti coloro che combattono attivamente contro le mafie quelli che dovrebbero avere la scorta. D’Anna non ha dubbi in merito. Le stilettate del senatore amico di Verdini non sono andate neanche giù al diretto interessato, Roberto Saviano, che non ha perso tempo a replicare. Roberto, usando un po’ di ironia, sottolinea che il fiancheggiatore di Verdini, Cosentino e Renzi ha chiesto proprio a lui di fare a meno della scorta. Beh, se è per questo,  Saviano ha ricordato più volte che non vede l’ora di tornare libero, perché una vita sotto scorta è, per certi versi, una ‘non-vita’.

Roberto Saviano inoltre si domanda su Facebook se queste sono le nuove ‘armi’ di Renzi e di Valeria Valente, invitando l’attuale premier a vergognarsi. Insomma, lo scrittore cammina a testa alta ma si vergogna di appartenere a uno Stato che ‘barcolla’ in certi ambiti. Il polverone sollevato dalle parole di D’Anna è arrivato anche al Ministero dell’Interno. Il ministro Alfano ha rimarcato che nessuno toglierà la scorta a Saviano perché il rilascio e la revoca sono dipendenti da stime sui rischi che corrono gli interessati.

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