Dislessia prolifera per colpa di diagnosi sbagliate

By | 26 novembre 2017

Come mai negli ultimi anni si è registrato un forte incremento dei casi di dislessia? Beh, secondo alcuni esperti, il fenomeno è dovuto anche alle diagnosi erronee. Da recenti dati Istat si evince che l’aumento dei casi è decisamente strano, anomalo e meritevole di approfondimento. Dal 2004 al 2015 è stato accertato un aumento del 39,9% dei casi di dislessia. C’è effettivamente un’escalation di bimbi dislessici o molte diagnosi sono sbagliate? L’Istat reputa che la dislessia colpisce al massimo il 3% dei ragazzini; in Italia invece la percentuale è circa 5 volte superiore alle stime sanitarie. Perché questa recrudescenza?

3 diagnosi su 4 sono sbagliate

Gli esperti dicono che 3 diagnosi su 4 sono erronee. Ciò avrebbe determinato una forte crescita dei casi di dislessia.

L’arma principale contro i disturbi dell’apprendimento come dislessia e discalculia, secondo gli esperti, è la diagnosi precoce. Ovviamente, le diagnosi devono essere eseguite accuratamente. Se eseguito in modo erroneo, un bimbo che non ha problemi potrebbe essere bollato come dislessico.

La dislessia, se affrontata presto, può essere rimossa. In Italia vivono oltre 1.900.000 dislessici, di cui 350.000 in età scolastica. La dislessia non è assolutamente una malattia ma un disturbo neurobiologico che riguarda le zone cerebrali deputate ai calcoli matematici, alla lettura e alla conoscenza delle regole grammaticali. Vediamo adesso quali sono i sintomi della dislessia.

I sintomi

‘I sintomi si manifestano in genere in prima elementare, ma la diagnosi va fatta dalla seconda elementare in poi. Esistono situazioni in cui è possibile capire in anticipo se un bambino ha un disturbo di questo tipo. Quando inverte le lettere nelle parole, soprattutto quando parla in fretta, parliamo di disturbi fonologici che possono essere predittivi di un Dsa’, ha spiegato Sergio Messina, presidente Aid.

L’importanza di scuola e famiglia

Cosa fare davanti a un disturbo dell’apprendimento come la dislessia?
Innanzitutto famiglia e scuola sono i primi strumenti per la cura di tali anomalie neurobiologiche.

‘La legge numero 170 del 2010 prevede che venga creato un piano personalizzato di studio per il bambino. Sarà la maestra o il maestro delle elementari a gestire la situazione. E lavorerà insieme ai genitori per gestire la situazione’, ha aggiunto il presidente Aid.

Piani didattici personalizzati

Un bimbo dislessico apprende in modo differente dagli altri, quindi le scuole e le famiglie devono elaborare piani didattici ad hoc, personalizzati insomma. Bisogna esaltare le potenziali dei dislessici, non certo i problemi.

Come pensa e agisce un dislessico? Ecco, una volta che l’insegnante capisce la logica del piccolo, può elaborare un progetto didattico valido ed inclusivo.

I disturbi dell’apprendimento vanno dunque compresi e risolti. Oggi, poi, c’è uno strumento in più per arginare la dislessia, ossia la tecnologia.

Da uno studio australiano emerge che i videogiochi permettono di migliorare non solo la capacità di lettura dei dislessici ma anche la memoria verbale e la concentrazione visiva.

‘L’uso della tecnologia può essere utile, ma deve essere inserito in un piano didattico personalizzato con la presenza dell’insegnante. Tablet, calcolatrici o mappe concettuali possono essere preziose, ma sempre nel percorso che il docente affronta con l’alunno’, ha precisato Messina.

Le famiglie con piccoli dislessici possono rivolgersi ai tanti specialisti in Italia o alla stessa Aid.

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