Abolire la giornata lavorativa di 8 ore: l’operosa Germania non si smentisce

By | 20 novembre 2017

Il mondo del lavoro deve adeguarsi ai tempi, deve essere più flessibile e non deve far sentire in disagio le aziende, quando chiedono ai lavoratori di dedicare al lavoro qualche minuto od ora in più. E’ proprio questo ragionamento alla base della proposta tedesca di accantonare il ferreo limite delle 8 ore giornaliere. Chi vive, ha vissuto, o ha passato un breve periodo in Germania conosce bene la Feierabend, ovvero ‘la festa della sera’. In soldoni, in Germania la Feierabend è il periodo successivo al lavoro, che ognuno può destinare alle più svariate attività. Fino a pochi anni fa, in Germania era difficile trovare qualcuno in ufficio dopo le 5 del pomeriggio. Dopo aver lavorato 8 ore, operai e impiegati lasciavano velocemente l’ufficio e tornavano a casa. Il tempo libero era importantissimo e il lavoro non doveva assolutamente ‘fagocitarlo’. Oggi è tutto diverso anche per la tecnologia, per i dispositivi elettronici che permettono di lavorare anche lontano dall’ufficio. Ecco perché, anche in Germania, c’è bisogno di scardinare il solido limite delle 8 ore giornaliere.

Limite delle 8 ore è obsoleto

Una relazione del Sachverstaendigenrat, i ‘cinque saggi’ che forniscono pareri economici alla cancelliera Angela Merkel, propone di eliminare la giornata lavorativa delle 8 ore.

Christoph Schmidt, presidente del pool economico della Merkel, ha detto che ‘ormai l’idea che la giornata lavorativa inizi la mattina in ufficio e si concluda con l’abbandono pomeridiano dell’azienda, è obsoleta. Nell’epoca digitale alcune tutele dei lavoratori sono troppo rigide; le aziende hanno bisogno della certezza che non infrangono la legge se un impiegato partecipa di sera a una conferenza telefonica e se a colazione legge le mail’.

Schmidt ha precisato che nel suo Paese si dovrebbe mantenere solo il limite settimanale delle 48 ore.

Si prospetta così una riformulazione importante nel diritto del lavoro tedesco, un cambiamento sollecitato da un bel po’ di tempo dalle associazioni degli industriali, che vogliono far sentire più libere le aziende.

Cosa pensano i sindacati tedeschi della proposta dell’attuale Esecutivo tedesco? Beh, storcono il naso e ritengono che sia uno stratagemma ingannevole per rendere più lunga la giornata lavorativa.

Più flessibilità

Christoph Schmidt ha recentemente suscitato scalpore con la sua proposta. L’economista non vuole altro che introdurre maggiore flessibilità nella legislazione sull’orario di lavoro. ‘L’idea di iniziare la giornata lavorativa in ufficio al mattino e di lasciare l’azienda è obsoleta’, ha spiegato Schmidt la scorsa settima.

La giornata lavorativa di 8 ore è dunque al tramonto in Germania? Difficile fornire, almeno per ora, una risposta esaustiva. Rispondiamo con un ‘ni’.

Schmidt ha detto che molti datori di lavoro tedeschi reclamano da tempo l’abolizione della giornata lavorativa di 8 ore e il mantenimento dei limiti massimi settimanali per il lavoro.

L’attuale limite massimo legale settimanale, in Germania, è di 48 ore. In tale nazione il sabato è considerato un giorno lavorativo.

In Germania si cerca di armonizzare così la legislazione sul lavoro agli standard europei.

Non solo i sindacati sono contrari alla proposta dei ‘cinque saggi’ della Merkel. Sul piede di guerra anche diversi partiti, come i Verdi.

In effetti, nelle aziende tedesche i lavoratori godono di molta libertà. Possono, ad esempio, mutare l’orario di lavoro con breve preavviso. Oggi solo 6 lavoratori su 10 lavorano a tempo pieno, gli altri 4 optano per il part-time.

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