Curiosità

Amnesty International: boom esecuzioni nel mondo, Cina al top

Dal 1989 ad oggi è aumentato considerevolmente il numero delle condanne a morte. Ad annunciarlo è stata Amnesty International mediante un rapporto diffuso recentemente

 

 

 

 

Il boia non si ferma, anzi lavora di più negli ultimi tempi. Dal 1989 ad oggi il numero delle condanne a morte è cresciuto moltissimo. Solamente l’anno scorso sono state uccise dal boia 1.634 persone  (+50% rispetto all’anno precedente). Mai, dal 1989, erano state uccise così tante persone nell’arco di un anno. La maggior parte delle esecuzioni nel mondo avvengono in Pakistan, Iran e Arabia Saudita. L’organizzazione umanitaria ha precisato che molte esecuzioni avvengono anche in Cina ma le autorità rendono difficoltosa ogni attività di accertamento. E’ calato invece il numero delle esecuzioni negli Usa (28). Tra i motivi per cui tantissime persone, nel mondo, sono state condannate a morte ed uccise dal boia non c’è solamente l’omicidio, ma anche reati come adulterio, apostasia, e offesa a Maometto. Nonostante molte nazioni abbiano fatto passi in avanti e si siano civilizzate, la pena di morte rappresenta ancora una grave piaga mondiale. Il boia fa fuori ancora troppe persone, per giunta per reati non proprio così gravi. Fa riflettere anche un rapporto diffuso l’anno scorso dalla fondazione Nessuno tocchi Caino, secondo cui “sul terribile podio dei primi Paesi che nel 2014 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano tre Paesi autoritari: Cina, Iran e Arabia Saudita. Mentre i primi Paesi-boia del 2015 sono Cina, Iran e Pakistan”.

In Cina, nel 2014, si sono registrate ben 2.400 esecuzioni, ovvero circa il 67% del totale mondiale. La nazione, dunque, si conferma un vero ‘Paese boia’. Tutto ciò nonostante in Cina, nel 2007, sia entrata in vigore una legge che impone la revisione da parte della Corte Suprema di una condanna a morte pronunciata da un tribunale di grado inferiore. Va male anche in Iran, dove l’avvento del presidente Rouhani ha favorito un sensibile aumento delle esecuzioni capitali: 2.000 dal luglio 2013 al giugno 2015. In Iran, inoltre, sono stati giustiziati anche una decina di minorenni. La fondazione Nessuno tocchi Caino, riferendosi alla situazione americana, ha argomentato:

“Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese del continente che ha compiuto esecuzioni nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015″.

Negli Usa, in questi ultimi anni, molti Stati hanno abolito la pena di morte e in altri esiste un’abolizione di fatto. La Ong è preoccupata anche per l’Egitto, il Paese africano dove si registra il maggior numero di esecuzioni capitali. Il boia è tornato a colpire duramente, nel Paese, soprattutto dopo la deposizione del presidente Morsi: le autorità militari hanno condannato molti sostenitori  della Fratellanza Musulmana. L’Europa è libera, fortunatamente, dalla pena di morte ad eccezione della Bielorussia, dove nel 2014 ci sono state tre  esecuzioni. E’ preoccupante invece la situazione in Arabia Saudita, nazione dal rigido codice penale: si rischia la condanna a morte per reati come traffico di droga, stupro e furto a mano armata. Nella nazione, in questi primi mesi del 2016 si sono registrate 60 esecuzioni. Amnesty International, da sempre faro sui diritti umani, sottolinea che i processi arabi non sono molto trasparenti e avvengono a porte chiuse: la condanna è pronunciata in base alla confessione dell’accusato. Indovinate un po’ come si riesce ad ottenere la confessione dell’imputato? Beh, questa è un’altra brutta storia.

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