Ancona, si getta dal traghetto proveniente dalla Grecia

By | 12 aprile 2018

ancona-traghetto-acqua-nordafricanoUn 30enne nordafricano si è gettato da un traghetto che stava per approdare ad Ancona. Il natante proveniva dalla Grecia. Il fatto è accaduto lo scorso 10 aprile 2018. L’uomo è salvo per miracolo. A salvarlo sono stati gli uomini della Capitaneria di Porto e quelli sulla barca degli ormeggiatori. I medici gli hanno diagnosticato un forte stato di ipotermia e un trauma cranico.

Traghetto salpato da Patrasso

Sfiorata la tragedia nello specchio d’acqua antistante al porto di Ancona. Un nordafricano, improvvisamente, si è lanciato dal traghetto proveniente dalla Grecia ed ha rischiato di annegare. Gli agenti della Polizia di frontiera adesso stanno accertando sia il motivo del gesto che la posizione dello straniero sul territorio italiano.

Il traghetto Olympic Champion, l’altro giorno era salpato da Patrasso, in Grecia, e approdato ad Ancona. Il pilota si è accorto del nordafricano in acqua ed ha chiesto aiuto. Per fortuna c’erano già molti mezzi di soccorso nei pressi del porto di Ancona, visto l’imminente ormeggio del traghetto. I primi a ghermire il 30enne e a tirarlo su sono stati gli uomini sulla barca degli ormeggiatori. A sostenerli anche quelli della Capitaneria di Porto e della pilotina.

Nordafricano riscaldato con teli termici

I volontari della Croce Gialla di Ancona e i medici del 118 hanno soccorso immediatamente il nordafricano sulla banchina Nazario Sauro. Lo straniero era in uno stato di forte ipotermia. Provvidenziali, per scaldarlo, sono stati i teli termici. Una volta controllata l’ipotermia, il giovane è stato traferito a Torrette.

Non si conosce ancora la causa del gesto del nordafricano. Un gesto che poteva costargli la vita. Se non fosse stato per i soccorritori italiani, l’uomo sarebbe stato probabilmente soverchiato dal trauma cranico e dall’ipotermia.

Il corpo umano in acqua tende a perdere calore rapidamente rispetto a quando si trova in aria. Questa rapidità è dipendente dalla divergenza tra la temperatura del corpo umano e l’acqua, oltre che dall’abbigliamento. Ogni materiale infatti ha un coefficiente di trasmissibilità diverso.

Chi finisce in acque gelide può essere sorpreso immediatamente da uno shock termico. La persona inizia ad avere problemi respiratori. Sopraggiungono anche confusione e perdita dell’orientamento. Se non aiutata, la persona in acque gelide rischia di essere colpita da un arresto cardiaco. Non è dunque difficile perdere la vita nelle acque gelide. Ecco perché diciamo che il nordafricano che si è lanciato dal traghetto, ad Ancona, è stato fortunato.

Gli esperti affermano che nelle acque del Mediterraneo l’ipotermia colpisce in un lasso di tempo compreso tra le 2 e 12 ore. In inverno invece tale range si riduce notevolmente.

Cos’è l’ipotermia?

Si registra ipotermia quando la temperatura corporea è inferiore ai 35°C. L’ipotermia è lieve quando la temperatura del corpo oscilla tra i 32,2 e i 35°C, moderata quando è compresa 32.2 e 28 °C, e severa quando è inferiore ai 28 °C.

Il calore del corpo viene disperso in gran parte mediante la cute, e una minima parte con i polmoni. In acqua la dispersione del calore ha una velocità 26 volte superiore a quella che si registra all’aria, alle stesse temperature. Ciò si verifica perché l’acqua ha l’attitudine a togliere calore.

Se un tessuto non viene più ossigenato tende a decomporsi. Va in necrosi. Si rischia grosso, quindi, se il corpo umano deve fronteggiare basse temperature. Molti alpinisti, ad esempio, hanno perso gli arti a causa della necrosi.

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