Arte e cultura

Bulli a scuola sono poveri, l’infelice corsivo di Michele Serra

michele-serra-bulli-scuolaIl bullismo a scuola dilaga. Ragazzi che offendono e picchiano compagni e, a volte, professori. Una piaga italiana che, per il giornalista di Repubblica Michele Serra, dipende dal ceto sociale. Stavolta ‘L’Amaca’ di Serra è stata bersagliata da critiche pungenti, provenienti sia dagli ambienti radical chic della sinistra, a cui appartiene, che dalla destra. In poche parole, Serra ha scosso tutti col suo corsivo sul noto tabloid italiano. Adesso vediamo il motivo per cui la ‘penna’ di Repubblica ha fatto infuriare tanti politici e persone comuni.

Povertà equivale al bullismo?

Il caso del professore di Lucca offeso e minacciato dagli studenti, a scuola, ha scatenato numerosi dibattiti. Sul tema ha voluto dire la sua anche Michele Serra, con l’Amaca probabilmente più demonizzata della sua carriera. ‘Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, il rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza’. Cosa significa? Che i bulli sono poveri, e i poveri sono bulli. Per Serra i ragazzini che vivono in contesti poveri rischiano di diventare bulli. Questo di evince dal suo breve articolo su Repubblica. Traduzione approssimativa: i bulli sono poveracci, i poveracci sono bulli.

Serra ammette che il ragionamento è ‘sgradevole’ e quindi suscettibile di censure. Meno male che l’ha riconosciuto. Il populismo, secondo il giornalista di Repubblica, non rappresenta dare voce alla gente, anche ai poveri, ma ‘una operazione consolatoria perché evita di perdere coscienza della subalternità sociale e della debolezza culturale dei ceti popolari’.

Una deduzione presuntuosa

Un sillogismo un po’ borioso quello di Michele Serra, non pensate? Fatto sta che le sue parole non sono piaciute né a destra, né a sinistra. E’ mai possibile definire i bulli dei ‘poveracci’? Per Serra i ragazzi ricchi non potrebbero mai diventare ricchi. Argomentazione altamente opinabile.

Il popolo del web si è scatenato, sui social, contro Michele Serra. I nemici di destra e i ‘compagni’ di sinistra l’hanno biasimato per quel corsivo nauseante. ‘Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, il rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza… Un sillogismo sgradevole’, ha scritto Serra, che nelle ultime ore è stato disapprovato perfino da Salvini, che ha scritto su Twitter: “Per alcuni ‘intellettuali’ di sinistra i ragazzi che vanno agli Istituti Tecnici o Professionali, i figli del popolo e non dei ricchi, sono più violenti e ignoranti, più spesso fanno i bulli a scuola. Questo è vero razzismo, questa è vera ignoranza”.

I giovani di oggi sono ‘sdraiati’

‘Non è nei licei classici o scientifici, è negli istituti tecnici e nelle scuole professionali che la situazione è peggiore, e lo è per una ragione antica, per uno scandalo ancora intatto: il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale’, ha scritto il giornalista di Repubblica, aggiungendo: ‘In altri tempi qualcuno mi avrebbe accusato di fare del facile sociologismo di sinistra. Ma i tempi devono essersi ribaltati se ora sono accusato di rappresentare l’establishment contro il popolo’.

Michele Serra si è spesso occupato dei giovani d’oggi, diversi da quelli di tanti anni fa. Nel libro ‘Gli sdraiati’, ad esempio si sofferma sui figli. Sono questi gli sdraiati di oggi. Ecco uno stralcio dell’incipit del libro: ‘Ma dove cazzo sei? Ti ho telefonato almeno quattro volte non rispondi mai. La sequela interminata degli squilli lascia intendere o la tua attiva renitenza o la tua soave distrazione: e non so quale sia, dei due “non rispondo”, il più offensivo’.

‘Vorrei difendere i miei libri da me stesso, da quella persona che delle volte diventa più importante del testo. Scrivono più di me che del libro, ma questo è offensivo prima di tutto per il libro, è un falso che di certo non lo aiuta. Quando scrivo, mi sento libero. A salvare i libri ci sono sempre i lettori, perché l’autore, una volta finito, non sa mai bene quello che ha scritto. Parlare con i lettori è un enorme conforto anche quando sono critici e questo accade sovente. Sono loro che ti aiutano a capire meglio cosa si voleva dire o si è provato a dire’, aveva detto il radical chic Michele Serra, 3 anni fa, durante un’intervista all’Huffington Post. Se incontrate Serra, però, non chiamatelo radical chic; tale appellativo gli dà fastidio.

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