Cacciato dalla famiglia perché gay: dovranno passargli un assegno mensile

By | 8 ottobre 2017

Storia singolare ma non unica quella che arriva da Napoli, dove un giovane è stato cacciato dalla famiglia perché gay: ma oggi dovranno passargli un assegno mensile!
Francesco, 18 anni, è stato infatti cacciato di casa dalla propria famiglia, così come anche Giuseppe, il suo compagno di anni 20, solo e soltanto perchécolpevoli di essere omosessuali. Una colpa che li ha visti costretto a vivere per strada fino ad oggi … ma da domani non più, perché il Tribunale di Napoli Nord ha deciso che dovrà ricevere un assegno di mantenimento mensile dalla sua famiglia!

La storia di Francesco e Giuseppe

Francesco e Giuseppe, 18 e 20 anni, sono due giovani fidanzati che vivono in provincia di Napoli. Le rispettive famiglie, non accettando la loro omosessualità e la loro storia, seppur tra non poche polemiche, li hanno cacciati di casa e costretti a vivere per strada.
Sofferenze e patimenti, che sono terminati però fortunatamente ieri mattina, perché per Francesco, il più giovane della coppia, il Tribunale di Napoli Nord, a cui 18enne si era appellato per separarsi giudizialmente dai suoi genitori, ha determinato che egli debba ricevere un assegno mensile di mantenimento dalla sua famiglia.
A fornire la notizia è stata una nota di Arcigay Napoli, l’associazione per i diritti della comunità Lgbt, il cui avvocato Salvatore Simioli, ha assistito il 18enne nella causa contro la famiglia, dopo che questa lo ha cacciato di casa, non appena ha raggiunto la maggiore età.

La sentenza del Tribunale

Ma non tutte le richieste espresse dal giovane sono a dire il vero state accolte dal Tribunale, come fa sapere una nota dell’Arcigay: “Le sue richieste sono state accolte solo parzialmente” si chiarisce infatti e si aggiunge “il Giudice ha stabilito che i genitori versino al ragazzo ogni mese un assegno di mantenimento” e quindi si precisa “Lo stesso Giudice non si è espresso sul garantire a Francesco un legame affettivo con la sorella più piccola” e quanto alla figura della madre si chiarisce “legame che viene impedito dalla madre che non lo ritiene educativo per la bambina, dato che Francesco è apertamente omosessuale”.
A parte questo lato della vicenda, il Tribunale ha comunque cambiato le sorti di questi due poveri giovani, grazie alla collaborazione di tutti, come ha fatto sapere Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli: “La solerzia con la quale ha agito il nostro Sportello Legale guidato dall’avvocato Simioli, la solidarietà dimostrata della nostra rete nazionale Lgbt” che ha spiegato hanno fornito accoglienza ai due ragazzi, prima a Napoli e poi a Roma “e la vicinanza delle Istituzioni, ad iniziare dal sindaco di Casoria, Pasquale Fuccio, hanno permesso di ridare poco alla volta, dignità alle vite di due giovani, vittime di una storia triste e molto ingiusta”.

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