Chiama la Polizia per segnalare stupro, agente la uccide: giustizia per Justine

By | 19 luglio 2017

Usa, segnala stupro e viene uccisa da un poliziottoJustine Damond, australiana residente negli Usa da qualche anno, è stata uccisa da un poliziotto perché aveva segnalato uno stupro. Una storia triste e dolorosa quella che viene da Minneapolis, dove la Damond viveva ed insegnava meditazione, la sua passione. Era stato proprio l’amore per la meditazione a spingere la ragazza a lasciare Sydney e recarsi negli States. Justine era apprezzata e amata da tutti. Una ragazza buona, rispettosa e capace. Un faro che si è spento in una notte, all’improvviso. ‘C’è uno stupro in corso, venite’, aveva detto Justine all’operatore del 911, il numero americano delle emergenze, dopo aver sentito gridare una donna, vicino alla sua abitazione. Ebbene, tale chiamata è costata la vita alla donna australiana. Quando i poliziotti sono arrivati sul luogo dello stupro, Justine era in pigiama ed aveva uno smartphone in mano. Uno degli agenti, senza tentennamenti, ha preso la pistola d’ordinanza ed ha sparato alla donna, che è morta poco dopo. Colpi fatali all’addome.

Justine Damond: punto di riferimento a Minneapolis

Polemiche negli Usa sulla misteriosa morte di Justine Damond, una ragazza solare e punto di riferimento per molti. Le sue lezioni di meditazione avevano aiutato molte persone a sentirsi meglio, ad apprezzare nuovamente la vita. Polemiche anche in Australia, la terra natia di Justine. Adesso i genitori reclamano giustizia e vogliono scoprire il motivo per cui quel poliziotto, un certo Mohamed Noor, aveva fatto fuoco quella sera, dopo aver visto la figlia. Noor, somalo-americano in servizio da pochi anni, è già stato sospeso dal servizio. Si dovranno effettuare molti accertamenti sulla sua condotta e sulle sue presunte responsabilità. Il collega, invece, è stato posto in congedo retribuito, come prevede il protocollo in questi casi. Bisogna fare chiarezza su molti aspetti della vicenda, non solo sulla ragione dell’omicidio. Perché, ad esempio, neanche una telecamera della Polizia ha immortalato la scena? Eppure, secondo la legge americana, su tutte le auto della Polizia deve essere sempre in funzione la telecamera. Tale circostanza non fa altro che rendere più misteriosa la vicenda. Il padre e la madre di Justine ancora non conoscono il motivo per cui quel poliziotto, quando ha visto la figlia, ha premuto il grilletto della sua pistola. Sul luogo della tragedia non è stata rinvenuta nessuna arma da fuoco. Per terra c’era solamente il cellulare della Damond.

Il poliziotto Noor preferisce tacere

L’avvocato di Mohamed Noor ha dichiarato che il poliziotto si è sempre comportato correttamente, porgendo le sue condoglianze ai familiari della Damond. Perché quel ‘bravo poliziotto’ ha ucciso una ragazza energica, positiva e propositiva, nonché punto di riferimento della sua comunità? Sono tanti gli interrogativi a cui si dovranno dare risposte. Intanto a Sydney, così come a Minneapolis, sono tante le persone che stanno piangendo la povera Justine, ragazza strappata alla vita troppo presto. La ragazza sarebbe dovuta convolare a nozze con l’amore della sua vita, Don Damond, il prossimo mese.

In base ai primi accertamenti, ad indurre l’agente Noor a sparare potrebbe essere stato un forte rumore vicino all’auto della Polizia. Sarà vero? Una cosa è certa: Mohamed Noor e il collega Matthew Harrity dovranno spiegare per filo e per segno cosa era accaduto quella sera a Minneapolis. Quella maledetta sera. Intanto è notizia delle ultime ore quella del rifiuto di Noor di rilasciare dichiarazioni. Come mai? Perché l’agente ha deciso di tacere? Il sindaco di Minneapolis, Betsy Hodges, ha affermato: ‘Non possiamo forzare la legge per indurre l’agente Noor a rilasciare dichiarazioni. Certo, avrei voluto che avesse parlato’.

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